Competitività / Talenti, salari e burocrazia i nodi da sciogliere

Per restare competitiva e diventarlo ancora di più l’Italia deve occuparsi di formazione, attrazione di competenze, rendere più efficaci burocrazia e giustizia. Le indicazioni sono contenute nel “Global Attractiveness Index” pubblicato dal think tank “The European House Ambrosetti” in occasione del forum di Cernobbio, che organizza e che è un punto di riferimento per la politica economica italiana. I punti di forza del sistema Italia sono l’Apertura (20° posto, +5 posizioni), l’Innovazione (10°, stabile), la Dotazione (16° posto, +2), assi portanti di un Paese che nel 2024 performa meglio della maggior parte degli stati europei, a partire da Francia, Germania e Regno Unito, superato solo dalla Spagna.

Nuova PA - lavoro in ufficio

I RISULTATI L’Italia ha perso terreno solo rispetto a Paesi Bassi (-1,5 punti), Cina (-2.3 punti) e Singapore (-3.9 punti) tra quelli della top20, guadagnando rispetto a tutti gli altri. «Come nel 2024 – si legge nel rapporto – il punto di forza dell’Italia risiede nell’area Innovazione […] Un altro punto di forza dell’Italia risiede nell’area Dotazione, in cui l’Italia si posiziona tra i top20 Paesi nella parte più alta della classifica globale e in cui migliorano gli Investimenti fissi lordi sul PIL nazionale (KPI 21) di 4 posizioni». Accanto a questo elemento, risultati lusinghieri anche per numero di pubblicazioni scientifiche (6° posto), tasso di occupazione in settori ad alta e media tecnologia (8°), eterogeneità delle esportazioni (4°, che indica anche una maggiore capacità di adattarsi al cambiamento dei mercati, utile nell’era dei dazi). Allo stesso tempo la penisola migliora nell’ambito dell’Apertura, soprattutto in relazione all’indicatore che misura «l’incidenza di studenti universitari stranieri, in cui guadagna 3 posizioni». Dove invece c’è necessità di migliorare è nell’Efficienza, che vede l’Italia 60esima, «in cui peggiora nella Produttività totale dei fattori», pur migliorando il tasso di disoccupazione (ma ci si ferma al 102° posto) e il “Governement Effectiveness Index”, dove pesano «gli ingenti investimenti pubblici in infrastrutture» ovvero l’impattodel Pnrr e della «riforma del codice degli appalti». Il Pnrr è uno dei fattori che più anno spinto la competitività italiana negli ultimi anni. Elemento negativo invece l’Orientamento al futuro, che vede «un livello basso» a causa dell’invecchiamento della popolazione e del tasso di occupazione (pesa il ritardo in quella femminile).

A SCUOLA Nonostante e anche in ragione di questo, il Rapporto avanza delle proposte per consentire all’Italia di conservare o accrescere la propria competitività. Nello specifico si tratta di ripensare la formazione, attrarre le competenze, snellire la giustizia. Nel primo ambito «a fronte di una spesa pubblica in istruzione pari al 4.1% del PIL (circa 78 miliardi di euro), il nostro Paese si colloca al di sotto della media europea e ben distante da paesi internazionali come la Svezia (7.6%) e la Danimarca (7.0%) e lontana anche da paesi benchmark come la Germania (5.5%), la Francia (5.4%) e la Spagna (4.9%). Ancora più rilevante è il dato sulla spesa in conto capitale, che rappresenta appena lo 0.5% della spesa pubblica complessiva». Alla «limitata capacità di investimento» si aggiunge che «solo il 29.2% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni è in possesso di un titolo di laurea» (Italia penultima in Ue), un dato che si aggrava nell’ambito delle discipline Stem (scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche, matematiche). Il risultato è che l’Italia è quart’ultima in Ue per la capacità di far combaciare le competenze degli studenti con le richieste delle aziende (“skills mismatch”), con 2.5 milioni di posizioni lavorative di difficile reperimento nel 2023 e un costo di 43.9 miliardi all’anno.

Il rapporto propone di continuare a investire negli Istituti tecnici superiori (Its), eliminare il valore legale della laurea, riformare l’offerta formativa delle università (con una specializzazione per temi degli atenei, meno “università degli studi” più “politecnici”), migliorare la qualità degli stage curricolari.

COMPETENZE E SALARI Nel secondo ambito si riflette sulla «difficoltà strutturale nel trattenere i propri talenti e nell’attrarre studenti e lavoratori qualificati dall’estero». Tra il 2014 e il 2023 il numero dei laureati emigrati «è aumentato dell’83.4%, passando da circa 20mila a oltre 37mila persone l’anno», più di 281mila nell’ultimo decennio. Persone competenti che arricchiscono altri paesi dopo essere state formate qui, per un impatto di 5.3 miliardi all’anno solo nelle risorse perse per il percorso di studi. Il ruolo principale qui è giocato dalla «leva retributiva»: i salari sono troppo bassi, l’Italia è l’unico paese Ocse che negli ultimi trent’anni ha visto diminuire le retribuzioni medie annue (-3.3%), in tutti gli altri sono aumentate. Non bastasse, a stipendio più basso corrispondono più ore di lavoro, 1701 all’anno in media contro le 1489 della Francia o le 1335 della Germania. Per questo il Gai propone di «ridurre il cuneo fiscale per i lavoratori under35» portandolo al 41% dal 45% attuale, «sensibilizzare le associazioni di categoria industriali sul ruolo delle imprese nella crescita dei salari». Il taglio del cuneo costerebbe 6.2 miliardi in termini di minore Irpef, ma produrrebbe un ritorno fiscale di 1.8 associato ai maggiori consumi.

Una stretta di mano in cantiere

REGOLE CERTE Ultimo tassello «burocrazia e regolamentazione più efficace», perché nell’incertezza del quadro regolatorio e nella difficoltà di comunicare con la Pa o di avere tempi certi nella giustizia si perdono investimenti e aziende. L’esempio più eclatante sono i decreti attuativi mancanti dopo l’approvazione delle leggi; il 21.5% di quelle approvate nelle ultime due legislature non ha effetti concreti perché mancano all’appello 545 decreti attuativi. In termini economici «l’eccesso di burocrazia» costa «32.6 miliardi di euro per le piccole imprese e 24.5 miliardi per le grandi imprese». Non bastasse, si aggiunge il sistema giudiziario, con tempi medi dei processi civili ancora «nettamente superiori rispetto a Francia, Germania e Spagna». Alla luce di tutto questo per gli estensori del rapporto bisognerebbe «razionalizzare la produzione normativa» (meno decreti-legge, tempi stringenti per l’approvazione dei decreti), «semplificare e digitalizzare i processi burocratici», «potenziare l’organico e la formazione del personale della giustizia» (con 13mila nuove assunzioni tra magistrati e addetti si potrebbe ridurre a 1300 giorni la durata dei processi).

ENERGIA E AZIENDE Questi interventi si coniugano con quelli contenuti nel rapporto 2023, infrastrutture, IA e quadro normativo poco attrattivo. Inoltre il Gai 2024 affronta anche altre due questioni cruciali per la competitività dell’Italia e dell’Ue in generale ovvero la presenza di multinazionali e l’approvvigionamento energetico. Le aziende di grandi dimensioni producono un effetto moltiplicatore in numerosi ambiti, l’energia è invece la sfida da vincere per emancipare il Vecchio Continente da una dipendenza che lo penalizza anche sul piano geopolitico. L’Italia «ha raggiunto quasi 100 euro per mW» cioè «più del doppio rispetto alla Francia e quasi quattro volte quello della Spagna», ma anche il 28% in più della Germania. La penisola dovrebbe innanzitutto liberarsi dal ruolo del gas nel mercato elettrico nazionale.

Giuseppe Del Signore

Le ultime

Vigevano, trekking tra gli affreschi

Gli affreschi rinascimentali di Vigevano diventano protagonisti di un...

Mappamondo / Spagna: voto, scandali e tragedie

L’incidente ferroviario alle porte di Toledo, costato la vita...

Garlasco, Sempio parla dopo la richiesta di rinvio a giudizio: «Non ho paura»

Garlasco, per la prima volta dopo la richiesta di...

Fuggono all’alt dei carabinieri e si ribaltano in un campo

Fuggono all’alt dei carabinieri vicino al centro di Sannazzaro...

Login