Se le aziende non porteranno avanti percorsi di formazione che tengano conto delle nuove esigenze del mercato, Vigevano e la Lomellina non riusciranno a risultare particolarmente attrattive dal punto di vista lavorativo. È la richiesta condivisa dalle organizzazioni sindacali per consentire sia a giovani che hanno completato il proprio percorso di studi sia a coloro che svolgono mansioni occasionali di trovare un’occupazione stabile nel territorio in cui vivono.
SERVE FORMAZIONE DIGITALE Per Massimo Balzarini, sindacalista di Cgil che si occupa del territorio lomellino, una formazione specifica consentirebbe di «aumentare l’attrattività del territorio. È difficile trovare un’occupazione se non si possiedono competenze in ambito digitale e informatico. Per questo le imprese e le agenzie interinali devono iniziare a portare avanti percorsi formativi collettivi». Un discorso, quello legato alla formazione del personale, che vale per settore terziario, industriale e agricoltura, ambiti in cui «la digitalizzazione è ormai un requisito fondamentale per rimanere al passo coi tempi. In ambito agricolo i trattori spesso sono collegati con i satelliti, sono macchine dotate di una tecnologia che consente di spargere fertilizzanti e pesticidi in poco tempo, ma quella tecnologia per funzionare al meglio necessita di essere usata da qualcuno con una buona formazione alle spalle.
Senza formazione però non si può pensare di riuscire a trovare un’occupazione stabile e ben retribuita. Come Cgil invitiamo istituzioni e aziende a procedere verso questa direzione.
STOP AL LAVORO PRECARIO Cisl Pavia pone invece l’attenzione sui salari e chiede alle istituzioni di «promuovere politiche che contrastino il lavoro povero – spiega Marco Contessa, segretario di Cisl Pavia – attraverso un welfare aziendale. Crediamo che diversi temi sul tavolo debbano essere approfonditi e condivisi per concretizzare una incisiva politica attiva per il lavoro rilanciando un Piano Industriale Europeo. La Lombardia deve osare nei confronti del Governo e dell’Europa. Mi auguro che si ascoltino le persone. Dobbiamo insistere sulla contrattazione di secondo livello (di sito, di filiera, di ambito) ancora oggi applicata in minima parte, al contrasto del lavoro povero e al precariato, attraverso un welfare aziendale che includa un sostegno all’abitare che sta mettendo in crisi il settore privato come il pubblico».

L’ABITARE In mancanza di un’occupazione stabile risulta difficile riuscire ad accedere a mutui e alloggi. Uil Pavia chiede di ridare ai lavoratori il potere di acquisto: «Numeri alla mano – sottolinea il coordinatore Uil Pavia Carlo Barbieri – ormai un appartamento standard ha un costo medio di 860 euro al mese con un range per l’80% delle case in affitto tra 286 € e 2.295 € mensili. Numeri che da soli non avrebbero valenza se non letti e legati alle retribuzioni che vedono Pavia tra le più basse in tutta la Lombardia con redditi annui tra i 22.000-24.000€. Davanti ad affitti che assorbono ormai il 40-50% dello stipendio di lavoratrici e lavoratori che guadagnano 1.300, 1.500, mensili, ma anche 1.000 mensili, Pavia registra aumenti, nelle zone centrali e semi-centrali, del 30-40% negli ultimi 5 anni. Gli studenti universitari e giovani lavoratori sono spesso costretti a sistemazioni precarie o condivise con 3-4 persone, mentre gli anziani con pensioni basse faticano a restare nei quartieri dove hanno sempre vissuto. E tutto questo con salari che sono rimasti al palo da troppo tempo. Serve più che mai un cambiamento».
Edoardo Varese

