Crescono i cosiddetti lavoratori poveri nel territorio di Vigevano e della Lomellina. Fenomeno comune a tutta l’Italia, anche la Lomellina evidenzia un fenomeno crescente di “working poor”, i lavoratori che, pur essendo occupati, non riescono a coprire i bisogni minimi.

NUMERI A confermarlo don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana di Vigevano e della pastorale del lavoro. «Il dato dei working poor in Lomellina è più alto rispetto al dato lombardo – spiega – Noi dal nostro osservatorio arriviamo fino al 18% dei lavoratori, contro il 12% regionale». Il dato locale è influenzato da lavori a basso reddito, spesso nel terziario, come commessi nei supermercati, che non garantiscono una retribuzione sufficiente. «Se guardiamo al bresciano o al bergamasco, la percentuale rispetto al dato regionale è addirittura più bassa, meno del 4%, qui siamo al 6.9% di chi non arriva a un reddito minimo sufficiente per vivere», spiega don Locatelli.
TERRITORIO Ma a pesare è anche la struttura del territorio e l’assenza di grandi industrie che obbliga molti a pendolare verso Milano per salari più alti, ma con disagi legati a trasporti pubblici inadeguati. «Il pendolarismo è pesante – continua – chi lavora su Milano guadagna qualcosa in più, ma subisce anche quattro ore di viaggio al giorno, treni affollati, spesso in ritardo o cancellati», racconta il direttore della Caritas. Una fragilità lavorativa che colpisce in modo particolare le donne.
Chi arriva in Caritas sono in prevalenza donne – spiega il direttore della Caritas diocesana – Molte hanno un figlio a carico o situazioni familiari complesse e fanno lavori di medio-basso livello, già pagati poco. Il dato delle donne in fragilità lavorativa è un numero consistente.
SALARIO Il dibattito sul salario minimo, ancora assente in Italia, resta centrale. «Almeno 1.300 euro al mese sarebbero una base per vivere tranquilli, basti pensare che molti lavoratori poveri non arrivano nemmeno a 1.000 euro al mese». È necessaria quindi una riflessione più ampia sul territorio. «È solo investendo in lavoro dignitoso e infrastrutture, come il trasporto, che si può alzare la qualità della vita – conclude – Tutte le altre soluzioni generano solo altra povertà».
Rossana Zorzato

