Tatuaggi e linfonodi, la verità sui pigmenti colore

Un ricordo impresso sulla pelle, un segno identitario o un gesto estetico. Ma i tatuaggi non restano solo sull’epidermide e l’inchiostro arriva fino al sistema linfatico causando un’infiammazione che può durare anni con effetti anche seri sulla salute. Che fine fa davvero l’inchiostro? A questa domanda prova a rispondere lo studio pubblicato su Pnas (Proceedings of the National Academy of Sciences) che ha analizzato con precisione il percorso dei pigmenti nel corpo e il loro impatto sul sistema immunitario.

LA TEORIA Secondo i ricercatori, che hanno indagato la reazione ai tatuaggi in un campione di animali e non sull’uomo, una parte dell’inchiostro non rimane nel punto del tatuaggio, ma viene

trasportata rapidamente dal sistema linfatico e accumulata nei linfonodi.

È un viaggio silenzioso quello dei pigmenti, che coinvolge il sistema linfatico. I macrofagi, ovvero le cellule “spazzine” dell’organismo, catturano le particelle e le trattengono. Tuttavia, lo studio mostra che questa cattura non è innocua. Gli scienziati raccontano di avere osservato una risposta infiammatoria evidente e duratura, «con livelli elevati di citochine fino a due mesi dal tatuaggio». E non solo. In molti casi i macrofagi muoiono dopo avere inglobato l’inchiostro, rilasciando nuovamente i pigmenti nei tessuti. Anche se i colori utilizzati non si comportano tutti allo stesso modo. Basti pensare che pigmenti come il nero e il rosso risultano tra i più citotossici. «La morte cellulare è stata significativa già nelle prime 24–48 ore», si legge nello studio. E se il nero e il rosso sono i più tossici, il verde sembra invece meno aggressivo, pur generando comunque una reazione immunitaria. Tutta una serie di dati che aiutano a capire perché alcune reazioni cutanee sono più frequenti con certi colori, rispetto ad altri.

INFIAMMAZIONE Lo studio pubblicato su Pnas mostra che gli inchiostri attivano due risposte infiammatorie, una acuta che può durare alcuni giorni e una cronica che può protrarsi per anni, inoltre i tatuaggi hanno anche un effetto contraddittorio sull’efficacia dei vaccini: somministrandoli in un’area tatuata, quello anti-Covid dà una risposta anticorpale ridotta, invece l’effetto è risultato contrario per l’antinfluenzale. Secondo gli autori, «le differenze riflettono i diversi meccanismi d’azione delle due classi di vaccini». Un risultato interlocutorio che necessita di approfondamenti.

ATTENZIONE Un’attenzione che non vuole però alimentare allarmismi, perché a oggi non esistono studi che dimostrino una correlazione diretta ad esempio tra tatuaggi e tumori (in particolare il linfoma), ma gli inchiostri – a seconda della loro qualità e composizione – possono contenere sostanze che la Iarc segnala come certamente (Gruppo 1), probabilmente (2A) o possibilmente (2B) cancerogene. Oltre all’aspetto estetico, esiste un dialogo biologico complesso tra pigmenti e sistema immunitario. «Considerando la diffusione globale dei tatuaggi – conclude lo studio – è essenziale comprendere gli effetti dei pigmenti sul sistema immunitario».

Rossana Zorzato

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