Come sta il clero diocesano? Quando si chiudono i portoni delle chiese e si ripongono le stole nei cassetti, cosa percepiscono quelle persone che sono percepite, agli occhi di fedeli e non, come sempre in divisa e sempre in servizio?
L’Araldo ha condotto per la prima volta un’indagine per esplorare il benessere dei sacerdoti della Diocesi di Vigevano. Il tema non è ozioso e riguarda l’intera vita delle comunità parrocchiali e diocesana, nonché l’opinione pubblica, come dimostra l’attenzione per casi come quello di don Alberto Ravagnani o di don Matteo Balzano, opposti eppure entrambi il segnale di bisogni da esplorare, esplicitare e ascoltare. «E così, come nel racconto “La metamorfosi di Kafka”, anche per il prete può accadere di svegliarsi un giorno e scoprire di essere diventato qualcosa di completamente diverso da come si era immaginato: un operatore sociale, un erogatore di servizi e beni materiali di vario genere, o vittima di derive che ha studiato sui libri di teologia, ma da cui non ha saputo proteggersi» scriveva su “La Civiltà Cattolica” nel 2023 Giovanni Cucci, gesuita e filosofo secondo cui «la solitudine non è di per sé un male. Essa infatti mostra la verità dell’essere umano come creatura bisognosa di Assoluto […] C’è infatti una dimensione di solitudine in ogni stato di vita, come ben sanno le persone sposate, un vuoto ontologico, che niente e nessuno può colmare; questa impossibilità, qualora non venga accettata, può portare a investimenti illusori sull’altro, a pretese irrealizzabili e al fallimento della relazione. È significativo che la crisi del celibato e la crisi del matrimonio siano comparse insieme». Anzi, prosegue Cucci,
la solitudine mette a disagio quando trova la persona distante dal suo io più profondo, priva di relazioni significative, perdendosi nelle cose da fare, nel pettegolezzo del momento, nel vizio, sperando che questo possa riempire il vuoto che tormenta. Tutto ciò vale anche per chi, come il presbitero, è chiamato a una vita di celibato. La solitudine presenta aspetti molteplici, che possono renderla desiderata o temuta.
Come sta dunque il clero diocesano? All’intervista anonima hanno risposto 28 presbiteri su 87, un terzo del totale, segno di una volontà di raccontarsi che è trasversale, tanto che il campione per il 28.6% rientra nella fascia 36-45 anni, per il 25% 56-65 o 46-55, per il 17.9% in quella da 66 in su, per il 3.6% in quella 25-35 anni. Un’articolazione composita anche nei ruoli svolti all’interno della Diocesi: il 46.4% è parroco, il 32.1% collaboratore parrocchiale, il 17.9% responsabile di vicariato o ufficio pastorale, il 18% svolge altre mansioni. Metà vive la sua azione pastorale a Vigevano, metà nel resto della Lomellina, a livello di istruzione il 42.9% ha la laurea, il 35.7% il diploma, c’è poi anche chi ha titoli di studio terziari o la licenza media.
Gds



