La scuola italiana torna al centro di una riflessione profonda: non basta più sapere, bisogna anche saper essere. A rilanciare il tema sono gli studenti, che chiedono un cambiamento nei criteri di selezione degli insegnanti, invocando l’introduzione di test psicoattitudinali obbligatori.
IL SONDAGGIO Secondo un recente sondaggio condotto da Skuola.net, il dato è netto: il 90% degli alunni ritiene che la sola abilitazione accademica non sia sufficiente per esercitare la professione docente. A pesare è anche il clima nelle classi, segnato da episodi di tensione e difficoltà relazionali. Tra questi, ha fatto discutere il caso di una docente che ha tagliato i capelli a una studentessa, accelerando una riflessione già in corso. Per gli studenti, trasmettere nozioni non basta. Serve autocontrollo, capacità di gestione dello stress, equilibrio emotivo. In altre parole, una professionalità che includa competenze relazionali solide. Da qui la richiesta di un “filtro” psicologico in grado di selezionare docenti non solo preparati, ma anche adeguati alla complessità del contesto scolastico.
INSEGNARE È ACCOMPAGNARE Il dibattito si inserisce in una visione più ampia dell’educazione. Insegnare oggi significa accompagnare i giovani in un percorso di crescita personale e civile. Ecco perché sempre più osservatori sostengono la necessità di criteri di selezione che vadano oltre i concorsi basati esclusivamente sulle conoscenze teoriche. Tra le competenze ritenute fondamentali emergono la gestione della classe, senza ricorso a metodi coercitivi, l’intelligenza emotiva, intesa come empatia e capacità di comprendere le fragilità adolescenziali. la resilienza, indispensabile per affrontare le pressioni quotidiane del sistema scolastico.
I TEST CHE POSSONO AIUTARE In questo contesto, si discute dell’introduzione di strumenti di valutazione già diffusi in altri ambiti professionali: test di personalità come Big Five e MBTI, prove attitudinali su attenzione, memoria e ragionamento, fino ai cosiddetti Situational judgement tests, che simulano situazioni concrete di lavoro. Non mancano però le perplessità. Alcuni docenti, tra cui Enrico Galiano e Andrea Maggi, mettono in guardia dal rischio di affidarsi a strumenti standardizzati, sottolineando invece l’importanza di una formazione pratica più strutturata e tirocini qualificanti.
LA RISPOSTA DEL DIRIGENTE Nel cuore del dibattito resta una domanda cruciale: come bilanciare competenza tecnica e capacità umana? A offrire una chiave di lettura è il dirigente dell’Ic di via Valletta Fogliano, di Vigevano, Massimo Camola, che porta l’esperienza diretta di chi opera da anni nella formazione dei docenti. «La qualità della relazione educativa è una condizione essenziale per l’efficacia didattica. Nella mia esperienza ultraventennale di formatore dei docenti neoassunti e nell’ambito dei tirocini per il sostegno, ho potuto osservare quanto le competenze metodologiche e relazionali incidono in modo determinante sugli esiti formativi e sul benessere degli studenti. La preparazione disciplinare, pur imprescindibile, non è sufficiente se non accompagnata da una solida capacità di gestione della classe, da equilibrio emotivo e da autentica empatia». Secondo il dirigente scolastico «la richiesta degli studenti di introdurre strumenti di valutazione psicoattitudinale merita attenzione, non tanto come soluzione semplicistica, quanto come segnale di un bisogno diffuso, anche se espresso in maniera a volte indiretta, di confrontarsi con “adulti” competenti anche sul piano umano.
TANTE CRITICITÀ Episodi critici, che sempre con maggior frequenza salgono agli onori delle cronache, evidenziano fragilità che il sistema non può ignorare. In questa prospettiva, diventa prioritario anche un aggiornamento dei criteri di selezione, che integri alle conoscenze teoriche una valutazione più ampia delle competenze personali e relazionali richieste alla professione docente. Parallelamente, è necessario qualificare ulteriormente le attività di tirocinio diretto, in contesti realmente formativi, capaci di connettere riflessione teorica e pratica didattica, con un’attenzione specifica allo sviluppo dell’intelligenza emotiva, della resilienza e delle strategie inclusive. Educare oggi significa accompagnare la complessità, intercettare forme di disagio sempre più diffuse e costruire ambienti di apprendimento accoglienti. Rafforzare le competenze relazionali dei docenti, a partire dalla selezione fino alla formazione iniziale e in servizio, rappresenta quindi una priorità strategica per rispondere in modo adeguato ai bisogni della popolazione studentesca».
Isabella Giardini (ha collaborato Ms)


