Vigevano, una serata per imparare e riconoscere l’ictus

«Il tempo è cervello». È attorno a questo concetto, semplice ma decisivo, che si è sviluppata la serata “Insieme contro l’ictus”, promossa da A.L.I.Ce Lombardia e ospitata lunedì 16 giugno nella Sala del Duca del Castello Sforzesco di Vigevano. Un incontro rivolto alla cittadinanza per sensibilizzare una patologia che rappresenta ancora la prima causa di disabilità acquisita nell’adulto e una delle principali cause di morte nei paesi industrializzati.

RICONOSCERE Ad aprire i lavori è stato Giacomo Falzi, presidente di A.L.I.Ce Lombardia, che ha ricordato il ruolo dell’associazione nel sostegno ai pazienti e alle loro famiglie. «L’ictus è la prima causa di invalidità nel mondo e saperne riconoscere i sintomi è fondamentale. La prima cosa da fare quando si sospetta un ictus è chiamare il 112». Falzi ha sottolineato come A.L.I.Ce sia presente in tutte le regioni italiane con oltre 85 sedi e abbia tra i propri obiettivi l’informazione, la sensibilizzazione e la tutela dei diritti dei pazienti. Un’attenzione particolare è riservata alle nuove generazioni attraverso il progetto “Fast Heroes”, che insegna ai bambini delle scuole primarie a riconoscere i segnali della malattia e ad attivare correttamente i soccorsi, perché «la prima cosa per non avere paura è conoscere».

CURARE Ma il cuore dell’incontro è stata la parte scientifica della serata, affidata agli specialisti dell’Asst di Pavia. «L’ictus è la comparsa improvvisa di un deficit neurologico e richiede un intervento tempestivo – ha spiegato la dottoressa Silvia Colnaghi, neurologa della Stroke Unit dell’Ospedale Civile di Voghera – Ogni minuto trascorso senza ripristinare il flusso sanguigno può comportare la perdita di circa due milioni di neuroni». Da qui l’importanza di riconoscere immediatamente i sintomi attraverso l’acronimo internazionale “Be Fast”: problemi di equilibrio, alterazioni della vista, asimmetria del volto, perdita di forza a un braccio e difficoltà nel linguaggio. Ma la neurologa ha illustrato anche le possibilità terapeutiche oggi disponibili, dalla trombolisi endovenosa alla trombectomia meccanica, procedure che consentono di riaprire i vasi sanguigni ostruiti e limitare i danni neurologici.

Con una terapia corretta e il controllo dei fattori di rischio è possibile ridurre fino all’80% il rischio di nuovi eventi.

PREVENIRE A soffermarsi poi sulle conseguenze cognitive dell’ictus è stato il neuropsicologo Fabrizio Pasotti. Tra le possibili manifestazioni figurano difficoltà di attenzione, rallentamento del pensiero, problemi di memoria e di pianificazione delle attività quotidiane. «La stimolazione cognitiva aiuta a mantenere attive le funzioni residue e a rallentare il declino – ha spiegato, evidenziando – l’importanza di esercizi mirati, attività quotidiane e percorsi riabilitativi personalizzati». Un’attenzione che parte soprattutto dalla prevenzione su lungo termine. «Gli stili di vita incidono per oltre il 40% sui determinanti della salute – ha concluso il dottor Carlo Dell’Acqua, direttore della Sc Neurologia dell’Asst di Pavia – Dieta mediterranea, attività fisica regolare, controllo della pressione arteriosa, della glicemia e del colesterolo, così come astensione dal fumo e una corretta igiene del sonno rappresentano strumenti concreti per ridurre il rischio di ictus. Importante è anche controllare la pressione arteriosa, il parametro che più di ogni altro decide il destino dei vasi cerebrali».

Rossana Zorzato

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