Scuola, dove eravamo rimasti?

L’inizio della scuola è quasi un rito “stagionale”, ma se l’anno scolastico ha una dimensione circolare la scuola non è sempre uguale a se stessa. Quali sono le novità, quali i cambiamenti e quali le criticità? In che scuola sono tornati e stanno tornando in classe gli studenti lombardi? Il calendario regionale fissa l’avvio al 14 settembre, ma molti istituti hanno anticipato di qualche giorno e la scuola dell’infanzia ha iniziato il 7, nel pieno dell’ultima (?) ondata di calore estiva.

TERMOMETRO Il caldo è un primo fattore nuovo; non che anche in passato le aule non siano state invivibili per le temperature troppo elevate, ma accadeva solo per alcune settimane e non per almeno 3 mesi (maggio, giugno, settembre); al contrario d’ora in poi il caldo sarà un elemento strutturale da gestire e non è solo una questione di “disagio”: la letteratura scientifica evidenzia come temperature più alte richiedano accorgimenti per tutelare la salute, fisica e psicologica, delle persone, in questo caso degli studenti (alcuni dei quali, soprattutto dall’infanzia alla primaria, sono soggetti fragili) e del personale scolastico. A 30 e più gradi nessuno lavora o studia bene, tanto che la Cgil ha lanciato la proposta provocatoria di rinviare l’inizio delle lezioni; una soluzione non strutturale così come non lo è l’investimento di 20 milioni di euro da parte del Ministero dell’istruzione a fronte di un 90% di scuole senza impianti di climatizzazione. E anche nel 10% di quelle climatizzate, in molti casi gli impianti sono collocati in segreteria, dirigenza, aula magna, laboratori ma non nelle aule.

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DENATALITÀ In seconda battuta a cambiare la scuola c’è l’inverno demografico, secondo i dati dell’Ufficio scolastico regionale nell’anno scolastico 2025-26 gli istituti regionali erano 5367, cento in meno rispetto al ’22-’23 con una diminuzione che interessa soprattutto le medie (da 1199 a 115) e la primaria (da 2188 a 2170); solo Brescia e Bergamo hanno visto aumentare le scuole, a Pavia la flessione ha seguito il trend regionale, con la secondaria di primo grado a “farne le spese” attraverso un processo di concentrazione dovuto all’aumento degli istituti comprensivi, che comprendono infanzia, primaria e medie, e all’accorpamento degli istituti collocati nei centri più piccoli. Se la chiusura delle scuole costringe proprio gli studenti di questi ultimi a compiere viaggi anche lunghi per il diritto all’istruzione, ci potrebbe anche essere un effetto positivo della denatalità, secondo il rappresentante di Uil Giuseppe D’Aprile, intervistato da Orizzontescuola,

deve diventare un’opportunità per la scuola, riducendo il numero di alunni per classe, rafforzando il tempo scuola e mantenendo i presìdi scolastici nei territori più fragili.

ORIZZONTI E le altre sfide? Sempre Orizzontescuola ha provato a raccoglierle facendo confrontare le principali sigle sindacali: salari, insegnanti di sostegno, supplenze, personale Ata. Gli stipendi sono tra il 30 e il 40% più bassi rispetto al resto della pubblica amministrazione (con divari anche di 300 euro mensili a parità di titolo di studio) anche se la Cisl invita a evitare «sparate fantasiose» per puntare sulla continuità dei rinnovi contrattuali e sull’inserire nel contratto «tutte le risorse che a vario titolo sono rivolte alla scuola». Per il sostegno c’è unità di vedute tra i sindacati: se i docenti previsti in organico sono 128mila, se gli studenti con disabilità sono 360mila e se il personale impiegato nell’ultimo anno ha raggiunto quota 275mila è necessario adeguare la dotazione organica, anche per favorire la selezione di personale specializzato, mentre oggi c’è un ampio ricorso a quello non specializzato per supplenze annuali. Proprio le supplenze, in generale, restano tante, 190mila nell’anno scolastico appena concluso. Infine il personale Ata: 34mila posti vacanti e meno di 13mila assunzioni, bisogna superare la mera copertura del turn over anche perché, per una scuola a cui sempre più si richiedono competenze manageriali (a livello di bilancio, bandi, conoscenza di norme specifiche, ecc) avere personale amministrativo preparato e in numero adeguato è una necessità. E ci sarebbe anche altro di cui occuparsi, come la riforma dei tecnici che parte senza linee guida per attuarla, ma è già tempo di entrare in classe.

Giuseppe Del Signore

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