5 luglio, Domenica del Tempo Ordinario

Ci sono pagine del Vangelo che sembrano un rifugio, come una carezza dopo una giornata difficile. Il brano «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro» è forse uno degli inviti più belli pronunciati da Gesù, perché nasce dalla consapevolezza che il cuore dell’uomo conosce la fatica.

Gesù non promette una vita senza problemi, ma offre un luogo nel quale la nostra stanchezza può finalmente trovare pace. Prima ancora dell’invito, però, il Signore ringrazia il Padre perché ha nascosto i misteri del Regno ai sapienti e agli intelligenti e li ha rivelati ai piccoli. I piccoli sono coloro che non confidano esclusivamente nelle proprie forze, ma sanno di avere bisogno del Signore. È questa la porta attraverso cui entra la fede. Esistono ferite che nessuna tecnologia può guarire, domande a cui nessun algoritmo può rispondere, solitudini che nessun successo riesce a cancellare. Per questo Gesù non offre semplicemente risposte, ma offre sé stesso. «Venite a me». Il cristianesimo non è anzitutto una dottrina, ma un incontro con una persona viva. È da questa relazione che nasce la speranza. Poi arriva un’espressione che potrebbe sembrare paradossale: «Prendete il mio giogo sopra di voi».E Gesù aggiunge che il suo giogo è dolce e il suo peso leggero. Come può un peso essere leggero? La risposta sta nell’amore. Ciò che viene portato da soli schiaccia; ciò che viene condiviso con Cristo cambia significato. Egli non elimina la croce, ma cammina accanto a noi, rendendola sostenibile.

È l’esperienza di tanti santi e di tanti credenti che, pur attraversando prove durissime, hanno conservato una pace sorprendente.

Alla fine il Vangelo ci consegna una parola che oggi appare quasi rivoluzionaria: ristoro. In una società che corre senza sosta e che fatica perfino a concedersi il silenzio, Gesù ci insegna che fermarsi davanti a Lui non è tempo perso, ma il modo più autentico per ritrovare sé stessi. Solo chi sperimenta il ristoro del Signore diventa capace di portare speranza a chi vive accanto a lui. Forse è proprio questa la buona notizia di questa domenica: Dio non ci aspetta quando saremo perfetti o quando avremo risolto ogni problema. Ci chiama così come siamo, affaticati, fragili e talvolta smarriti, per ricordarci che il suo cuore rimane il luogo dove ogni uomo può finalmente trovare casa.

don Carlo Cattaneo

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