Per la terza domenica consecutiva ci troviamo all’interno del discorso in parabole, che si nutrono di un linguaggio comprensibile, legato alla vita quotidiana. Dobbiamo ricordare che sia nel vangelo di Matteo che in quello di Marco l’incipit iniziale della predicazione di Gesù è “Il regno di Dio e’ vicino, convertitevi e credete al vangelo!
Non si può capire Cristo senza il regno che Egli è venuto a portare,
scrive Papa Francesco nell’esortazione apostolica “Evangelii gaudium”. Ne consegue che la missione sulla terra di ogni cristiano «è inseparabile dalla costruzione del regno». Questa volta si parla di regno dei cieli, ma il significato è equivalente a quello di Regno di Dio: regno dei cieli come un tesoro nascosto nel campo e come perla preziosa. Proprio in questi giorni di grest gli animatori hanno organizzato una bella caccia al tesoro con indovinelli e prove pratiche per arrivare a vincere punti per la propria squadra. Dovrebbe essere presente anche in noi cristiani questa gioia per il tesoro che Gesù per primo ci offre: il suo Regno, la sua presenza in mezzo a noi, la sua parola, la salvezza, la vita eterna. Certo la ricerca è esigente, non conosce mezze misure, è totalizzante, Gesù sembra voler avere l’esclusiva, essere messo al primo posto. Il motivo che spinge il discepolo a lasciare tutto è la gioia di avere trovato qualcosa per cui valga la pena di investire la propria vita! Davanti alla scoperta di un tesoro tutti reagirebbero come l’agricoltore e come il mercante che non esitano a vendere tutto per comprare il campo o la perla che reputano cosi preziosi ed importanti che tutto il resto non conta nulla. “Là dov’è il tuo tesoro è anche il tuo cuore”(Mt 6,21). Per qualcosa o qualcuno a cui attribuiamo grande valore siamo disposti a qualsiasi sacrificio. Per San Paolo tutto sembra spazzatura rispetto a guadagnare Cristo e all’essere trovato in Lui.
Se nella parabola del seminatore abbiamo riflettuto sul tipo di terreno a cui assomiglia il nostro cuore capace o incapace di accogliere la parola di Dio, oggi vogliamo chiedere a Dio anche noi la sapienza al pari del Re Salomone (noi diremmo lo Spirito Santo) per estrarre cose nuove che illuminano il nostro cammino di vita e di fede. E’ la stessa sapienza che ritroviamo nei nostri nonni, vivi o defunti, che oggi festeggiamo con tutta la Chiesa, nel giorno in cui si ricordano i santi Gioacchino e Anna, nonni di Gesù.
don Stefano Targa


