Lo sport italiano corre, ma non per tutti allo stesso ritmo. Nel 2024 oltre 21.5 milioni di persone con almeno tre anni hanno praticato uno sport nel tempo libero, circa il 37.5% della popolazione. Un segnale incoraggiante, soprattutto se si considera che nel 1995 gli sportivi erano solo il 26.6%. Ma se per fisico e spirito non può che portare benefici, fare sport significa anche mettere mano al portafoglio. Non esiste infatti un unico costo dello sport, ma la spesa cambia radicalmente a seconda della disciplina, dell’età, del livello praticato e del tipo di struttura. A questi possono aggiungersi iscrizione, tesseramento, assicurazione, certificato medico, attrezzatura, lezioni individuali, trasporti e per chi fa agonismo, trasferte e gare.

COSTI Secondo gli ultimi Istat, nel 2024 le famiglie che sostengono spese per l’attività sportiva spendono mediamente 104 euro al mese e su base annua, circa 1.248 euro. Ma occorre fare attenzione perché non è la cifra che ogni famiglia italiana paga per fare sport, ma è un dato che comprende le famiglie che affrontano effettivamente questo tipo di spesa, dunque una media tra situazioni differenti. E per capire quanto possano incidere i costi basta guardare alle discipline più strutturate. Una palestra può richiedere un abbonamento annuale che parte da un minimo di 25 euro mensili, fino a un massimo di 120 euro al mese; una quota di iscrizione che va dai 20 agli 80 euro e in alcuni casi il certificato medico non agonistico che varia generalmente tra i 30 e i 60 euro. E se le tariffe cambiano molto da città a città e tra strutture tradizionali e centri più attrezzati, un caso a parte riguarda i più piccoli. Nei bambini, oltre alla quota della società entrano in gioco divisa, scarpe, attrezzatura, visite mediche, tornei e trasferte. Non a caso per le famiglie, una tra le voci più impegnative è proprio lo sport dei figli.
Secondo l’ultimo report del Centro studi Moneyfarm, si arriva a spendere fino a 2.250 euro l’anno per una scuola calcio; mentre si spende tra i 20 e 110 euro al mese per un corso bisettimanale di piscina o palestra.
REDDITO Tuttavia negli ultimi anni il problema non è stato soltanto quanto si spende, tanto quanto vale quella spesa rispetto al reddito. Basti pensare che tra il 2019 e il 2024 la spesa complessiva delle famiglie è aumentata del 7.6%, mentre l’inflazione misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo è salita del 18.5%. Nel comparto “ricreazione, sport e cultura” la spesa media mensile era di 103.2 euro nel 2019, è scesa a 75 euro nel 2020 e a 79.3 nel 2021, per poi risalire a 92 euro nel 2022 e a 101.27 nel 2023. Il recupero è stato graduale e non ha cancellato le difficoltà prodotte dalla pandemia e dal successivo aumento del costo della vita.
CRESCITA Quindi perché i prezzi dello sport sono saliti? Non c’è una sola risposta perché palestre, piscine e impianti sostengono costi energetici, di manutenzione, personale e gestione. Per le associazioni sportive pesano attrezzature, affitti degli spazi, assicurazioni e organizzazione delle attività. Ma sarebbe semplicistico attribuire ogni aumento solo all’inflazione. Anche il tipo di servizio offerto, gli investimenti nelle strutture e la domanda possono incidere sulle tariffe. Ma nonostante tutto lo sport continua a crescere. Secondo l’ultimo Rapporto Sport 2025 si stima in 32 miliardi di euro il valore aggiunto generato dal settore, pari all’1.5% del Pil, con 421mila occupati. L’Italia dispone di oltre 78mila impianti e 114mila spazi sportivi, ma oltre il 40% degli impianti risale agli anni Settanta e Ottanta e necessita di interventi. E qui risiede una delle sfide del futuro: rendere lo sport più accessibile senza rinunciare alla qualità delle strutture.
Rossana Zorzato


