Cent’anni d’Araldo / Mussolini sempre nel mirino

Il terzo in un anno. Questa settimana, in prima pagina, anche l’Araldo Lomellino riportava la notizia di un nuovo attentato al capo del governo, Benito Mussolini. Era il terzo negli ultimi dodici mesi. Un giovane di 26 anni, che poi agli inquirenti si dichiarò anarchico, aveva gettato una bomba contro l’auto che trasportava Mussolini a Palazzo Chigi. Il capo del governo e la sua scorta rimasero illesi e il giovane fu bloccato ed arrestato.

Il Capo del Governo, per nulla turbato dall’attentato, ha proseguito il cammino dirigendosi a Palazzo Chigi dove ha ripreso subito le sue normali occupazioni

commentò il nostro giornale. Il cronista locale riportò che alla notizia che Mussolini era uscito indenne dall’attentato la città «si è imbandierata in segno di giubilo». A Vigevano, in quei giorni, si celebravano i funerali del marchese Alessandro Rocca Saporiti. Nella cronaca della cerimonia l’Araldo riporta che il marchese aveva espresso desiderio che i funerali dovessero essere «modesti e senza fiori, riuscirono invece per numeroso concorso di popolo e per le innumerevoli rappresentanze, enti e Società, un grande e vero plebiscito di stima profonda e di illimitato amore». Nel tracciare il profilo del defunto, il cronista del nostro giornale (l’articolo è firmato da don Enrico Magenta Biasina, che tra l’altro presiedette il rito funebre) ricordava di averne «gustata la conversazione gioviale, spesso improntata dalla passione dell’arte, che Egli solo potè apprendere dall’insigne pittore Tranquillo Cremona; e ne conobbe le virtù preclari di mente e di cuore, soprattutto la sua rettitudine nell’operare».

Al Cascame si posò la prima pietra della nuova chiesa. Con la presenza del Cascamificio, il quartiere ormai si era fatto popoloso e chiedeva anche un luogo di preghiera adatto ad una popolazione ormai numerosa. La cerimonia si tenne in occasione dei solenni festeggiamenti per la ricorrenza liturgica di Maria Bambina. Vi presenziò il vescovo Scapardini e il rito fu presieduto dall’Arciprete della Cattedrale. Le cronache dicono che, mentre volgeva al termine, la cerimonia fu disturbata da un temporale «che impedì la benedizione solenne col Ss. Sacramento all’aperto». Alla sera si tenne un applaudito concerto della Banda dell’Oratorio (l’attuale Banda Santa Cecilia) sotto la direzione del suo fondatore don Aurelio Perotti.

Carlo Ramella

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