Delitto di Garlasco, la tesi della Procura: «Stasi poteva essere scagionato già nel 2007»

Una consulenza sparita dagli atti del 2007 avrebbe potuto scagionare Alberto Stasi, condannato per l’omicidio dell’allora fidanzata Chiara Poggi.

LA RIVELAZIONE DI NAPOLEONE A dirlo è il procuratore di Pavia Fabio Napoleone nel comunicato stampa nel quale annuncia la chiusura delle indagini su Andrea Sempio, indagato in questa seconda inchiesta sulla morte della ragazza uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. La scoperta porta la firma dei consulenti di Stasi Pasquale Linarello e Ugo Ricci e riporta l’orologio al 19 settembre 2007, quando venne analizzato il dna ritrovato sui pedali della bicicletta Umberto Dei di Alberto Stasi. Nel primo esame da parte di Ris di Parma, comandati dall’allora colonello Luciano Garofano, il dna risultava essere di Chiara Poggi, ma il giorno successivo vennero eseguiti altri due esami e l’esito fu negativo. Non c’era, quindi, il sangue di Chiara sui pedali. Di quegli esami non vi è traccia nel faldone del 2007. Si tenne conto, quindi, solo dell’analisi del 19 settembre, che fu la base per chiedere la carcerazione preventiva di Stasi, poi liberato dal Gip dopo 4 giorni nel carcere di Vigevano. Ma quel dna pesa anche nella condanna dell’allora fidanzato di Chiara Poggi. È uno dei 7 capisaldi. Oggi quell’omissione potrebbe diventare il suo biglietto per la revisione del processo. Le conclusioni sono, infatti, di Linarello e Fabbri ma vengono assunte nel nuovo faldone della procura, che chiude le indagini su Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, oggi indagato nella nuova inchiesta.

L’INDAGINE SU SEMPIO La scoperta del dna scomparso si inserisce nel quadro più ampio delle indagini su Sempio, che sembrano avviate a una richiesta di rinvio a giudizio, per il 38 enne commesso garlaschese. Dopo la chiusura delle indagini del 7 agosto, c’è stato tempo per le nuove consulenze della difesa, che all’interno di questa nuova chiusura di indagini vengono «sconfessate» – scrive la procura – dalle nuove consulenze. In primi da quelle dei genetisti Carlo Previderè e Pierangela Grignani sul dna trovato nelle unghie di Chiara, attribuito a Sempio. Nella nuova ricostruzione del delitto, si ipotizza così che Chiara si sarebbe anche difesa, così si spiega il dna nelle unghie, e si parla anche di tracce di sangue nell’intonaco. Lo stesso intonaco dal quale è stata staccata l’impronta 33, che si trovava sulle scale dove è stato trovato il corpo di Chiara, ed è attribuita ad Andrea Sempio.

Andrea Ballone

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