Casa Jona e le nuove fragilità

Casa Jona celebra diciotto anni di attività e rilancia una domanda per tutta la comunità: come prendersi cura di chi cura e comprendere le nuove fragilità? Questo il tema del convegno tenutosi lo scorso venerdì dal titolo «La mente esposta. Il lavoro che cura e quello che fa ammalare» e ospitato a Villa Necchi alla Portalupa. Non solo un’occasione per celebrare l’importante traguardo della struttura residenziale psichiatrica di Valeggio (gestita dalla Caritas diocesana di Vigevano) ma anche un momento di riflessione per gli addetti ai lavori.

povertà sanitaria Caritas
don Moreno Locatelli, direttore Caritas Diocesana

COMUNITÀ Ad aprire la mattinata è stato don Moreno Locatelli, direttore della Caritas diocesana con sede in corso Torino, con «l’augurio che questa possa una giornata proficua e il cui contributo possa avere una ricaduta concreta sul territorio – ha spiegato – diventando materia di condivisione per tutta la comunità». Dinamiche di gruppo e comunità che sono state affrontate in prima persona dal dottor Giovanni Foresti, psichiatra del Centro psicoanalitico di Pavia e primo relatore della giornata. E uno dei primi nodi a essere stati sciolti è quello delle dinamiche dei gruppi nelle comunità, un lavoro «sempre più difficile, ma appassionante perché necessario». Secondo il professionista un gruppo può infatti aiutare, ma anche generare conflitti, dipendenze o contrapposizioni.

Il gruppo come problema, il gruppo come soluzione – ha raccontato Foresti – ma dove la vera sfida è riconoscere queste dinamiche senza voler controllare tutto. Le istituzioni devono sostenere senza soffocare perché il gruppo è per natura disordinato, ma un gruppo solo ordinato è destinato a morire.

CRONICITÀ Capitolo a parte è stato affrontato dal dottor Fabrizio Pavone, psichiatra, con una riflessione sul ritorno del paziente cronico in ospedale e sulla necessità di ripensare i paradigmi di cura. «La diagnosi non dovrebbe diventare un’etichetta definitiva – ha spiegato Pavone – Durante una crisi può venir meno la capacità di comunicare e capirsi: intervenire subito, senza comprendere che cosa stia accadendo, rischia di alimentare un circolo vizioso. Serve invece la pazienza di ascoltare e tollerare l’incertezza».

ADOLESCENTI Il percorso di cura però non passa solo per le persone più adulte, ma parte anche dai giovani. A chiudere la mattinata con un approfondimento su psicologia scolastica e adolescenza digitale è stato lo psicologo Stefano Monetti. «Il digitale è una presenza costante, ma comunicare sempre non significa saper costruire relazioni. Internet illude di poter fare a meno di una relazione, ma non è così, specie per i più giovani» ha spiegato Monetti, richiamando i rischi dell’intelligenza artificiale usata per cercare risposte. «La sovrastimolazione digitale può incidere su attenzione, memoria, empatia e linguaggio e la scuola si ritrova così a raccogliere le ansie di famiglie e istituzioni». Un altro problema è quando la famiglia non riesce ad ascoltare, ha concluso Monetti, «scuola e adulti di riferimento devono contribuire a colmare quel vuoto. La salute mentale degli adolescenti non riguarda soltanto i ragazzi: chiama in causa genitori, insegnanti e l’intera comunità, è una responsabilità che riguarda tutti».

Rossana Zorzato

Le ultime

Cassolnovo, una nuova sala per la comunità

Un nuovo spazio coperto per ospitare eventi di vario...

A scuola di ecologia da Asm

“Da rifiuto a risorsa: conoscere, ridurre, differenziare”: un progetto...

Gambolò, longevità e storie di vita nella casa di riposo

La casa di riposo di Via Lomellina a Gambolò...

Parona, incidente sul lavoro all’Aboneco

Incidente sul lavoro alla ditta Aboneco di Parona. Un...

Login

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui