La santità non è un privilegio riservato a pochi, né un traguardo lontano dalla vita quotidiana. È una possibilità concreta che prende forma nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle relazioni e nei gesti spesso invisibili di chi sceglie di vivere il Vangelo.
SANTITÀ QUOTIDIANA È questo il messaggio al centro della solennità di Tutti i Santi, che la Chiesa celebra il primo novembre, aprendo un mese tradizionalmente dedicato anche alla memoria dei defunti. Una ricorrenza che invita a riscoprire il significato della santità, liberandola dall’immagine di una perfezione irraggiungibile. Il libro dell’Apocalisse descrive «una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare» (Ap 7,9). Non soltanto i santi riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, ma anche uomini e donne rimasti nell’anonimato, capaci di testimoniare la fede attraverso la pazienza, il servizio, la solidarietà e la vicinanza a chi soffre. Persone comuni che hanno saputo rendere straordinario l’ordinario, trasformando l’amore in una scelta quotidiana. A tracciare la strada della santità è il Vangelo delle Beatitudini, proclamato durante la liturgia del primo novembre. Una pagina che rovescia i criteri abituali della felicità: beati i poveri in spirito, i miti, i misericordiosi, gli operatori di pace.
CONTROCORRENTE Papa Francesco, nell’omelia di Tutti i Santi del 2015, sottolineava che si tratta di «un cammino difficile da comprendere perché va controcorrente», ricordando però che «chi va per questa strada è felice, prima o poi diventa felice». La felicità proposta dal Vangelo non coincide dunque con il successo, il benessere o l’assenza di difficoltà, ma nasce da una relazione autentica con Dio e con gli altri. Particolarmente attuale è il richiamo agli operatori di pace, definiti da Francesco «artigiani di pace, di riconciliazione». Un’immagine che richiama la responsabilità personale nella costruzione di rapporti fondati sul dialogo, sul perdono e sulla fraternità. In un tempo segnato da conflitti, divisioni e solitudini, la testimonianza dei santi ricorda che la pace comincia anche dai comportamenti più semplici.
L’AMORE DI CRISTO La santità, del resto, non è il risultato esclusivo dello sforzo individuale: nella prospettiva cristiana nasce dall’incontro con Cristo e dalla disponibilità a lasciarsi trasformare dal suo amore. La festa del primo novembre richiama inoltre il significato della comunione dei santi, quel legame spirituale che unisce i credenti sulla terra a quanti hanno già raggiunto la vita eterna. Un orizzonte che introduce alla commemorazione dei fedeli defunti del 2 novembre. Due giornate strettamente collegate, nelle quali la Chiesa affianca alla memoria e al dolore per la perdita delle persone care l’annuncio della speranza cristiana. La morte rimane una ferita, ma non rappresenta l’ultima parola sulla vita. È la prospettiva di una fede che, anche davanti alla sofferenza, continua ad affidarsi alla promessa della Risurrezione. Così, nel cuore dell’autunno, la festa di Tutti i Santi diventa il segno di una primavera possibile: quella di una vita capace di generare amore, custodire la speranza e aprirsi all’eternità.
don Carlo Cattaneo

