Saranno tre i “Covid hotel” in Provincia di Pavia. Si tratterà non di strutture sanitarie, ma di punti di accoglienza per quei pazienti che hanno pochi sintomi e che sono dimessi dagli ospedali oppure che a casa non possono restare in isolamento rispetto al nucleo familiare.
Nel primo caso la finalità è liberare posti letto per pazienti che necessitano di assistenza medica, nel secondo di evitare la diffusione domestica dei contagi, anche perché nell’ultima settimana i ricoveri in Provincia sono aumentati del 31% (da mercoledì a mercoledì).
In sette giorni si è passati da 245 a 321, di cui 32 in terapia intensiva, con un incremento del 45.5% e un’età media 65 anni, e 289 con sintomi, 29.6% e un’età media di 70.5 anni. Si tratta di valori al di sotto della media regionale, cui fanno da contraltare 23 focolai su tutto il territorio, che hanno una dimensione media di 3 persone. Discorso a parte per le case di riposo, con 12 strutture attenzionate sul territorio, alcune anche in Lomellina.
IN ALBERGO Per mantenere la situazione sotto controllo saranno utili anche le tre strutture ricettive che hanno risposto all’indagine dell’Ats di Pavia, che ora dovrà verificare il possesso dei requisiti.
Sono posizionate nelle tre aree della Provincia – spiega Mara Azzi, direttore generale di Ats – questo ci consente di distribuire equamente il servizio sul territorio. In settimana concluderemo le verifiche per stabilire il numero di posti letto disponibili e se sono rispettate le condizioni che avevamo richiesto, penso che dalla prossima settimana potranno essere operative

USCA Accanto ai “Covid hotel”, Ats sta lavorando al potenziamento delle Usca (Unità speciali di continuità assistenziale). Al momento sono 8 le squadre operative in area pavese, composte ciascuna da 2 medici per un totale di 17 professionisti assunti. «Il primo passo – spiega Azzi – sarà portarle a 10, dopodiché vorremmo raddoppiarle perché le Usca stanno davvero facendo miracoli. Sono in servizio anche sabato e domenica e si muovono su indicazione del medico di medicina generale oppure nostra; hanno a disposizione saturimetro, tampone, ecografo per le ecografie polmonari. Dopo la valutazione del paziente si coordinano col medico curante e insieme stabiliscono la terapia, all’occorrenza fanno anche sorveglianza telefonica oltre alla visite domiciliari, presso rsa e presso centri di accoglienza».
PIANZOLINE Un aggiornamento positivo arriva dal focolaio delle suore pianzoline, che è in via di risoluzione. Delle 55 contagiate 41 sono guarite e anche quelle che erano state ricoverate presso strutture specializzate stanno rientrando presso il centro sociale “Padre Pianzola” di Mortara. Sono 14 quelle che sono morte a causa del coronavirus, un quarto di quelle che hanno contratto l’infezione.

VACCINI Intoppi nella consegna dei vaccini anti-influenzali e alcuni centri lomellini restano a secco. E’ quanto hanno segnalato dei medici di famiglia, che si sono trovati ad annullare gli appuntamenti già fissati, questo nonostante Ats avesse provveduto ad assegnare le prime 100 dosi previste per ciascun ambulatorio, le quali tuttavia non sono arrivate a tutte le farmacie di riferimento. «Si è verificato qualche problema – spiega Azzi – e stiamo intervenendo per risolverlo. In questi giorni abbiamo inviato una comunicazione ai medici di medicina generale per chiedergli di comunicarci chi di loro ha ricevuto meno dosi di quelle previste». Del resto non ci sono solo difficoltà logistiche, a complicare il quadro è anche il fatto che del vaccino non esiste un solo tipo, ma diversi, e che ogni medico ne ordina un certo quantitativo di uno piuttosto che dell’altro. «Noi – dichiara Azzi – magari non riceviamo la quantità attesa di un certo tipo di vaccino, perché quello a cui si fa riferimento è il numero complessivo di dosi richieste, perciò anche questo può aver contribuito a creare dei disguidi». Da ultimo, sarebbero esaurite le scorte di quello anti-pneumococcico, anche se c’è chi è in attesa della dose di richiamo: «Abbiamo ordinato il 100% in più dei prodotti rispetto all’anno scorso. Si tratta di 3000 dosi già consegnate in farmacia e ritirate dai medici. Siccome questa vaccinazione si può fare tutto l’anno, una volta finita la campagna anti-influenzale i medici ne potranno richiedere delle altre».
Giuseppe Del Signore


