Come ha avuto inizio la tua passione per il mondo dell’apicoltura?
«Premetto che ho iniziato a intraprendere questa professione da quando sono andato in pensione, da 5 anni. Ero un meccanico e ho lavorato in diverse ditte in Lomellina. Ma ho sempre nutrito un forte interesse per la natura e gli insetti impollinatori, dato che ricoprono un ruolo importante per noi. Mi sono documentato sul mestiere degli apicoltori, su come si produce il miele, e alla fine mi sono detto: Perché non provarci?».
In cosa consiste di preciso il mestiere dell’apicoltore e in quanti siete sul territorio?
«In provincia di Pavia abbiamo 14.000 alveari, gestiti da circa 350 apicoltori. Dopo la fioritura primaverile dell’acacia aspettiamo ancora la fioritura e la coda dei tigli. Sono queste le piante usate dagli insetti impollinatori, tra cui le api, per produrre miele. Questa varietà di piante, per fortuna, non manca in Lomellina. Tra novembre e dicembre gli agricoltori portano avanti trattamenti per liberare le api dalla varroa, un acaro arrivato negli anni ‘80 che può causare il decesso di intere colonie. In inverno ci dedichiamo poi alla vendita dei prodotti dell’alveare, mentre da marzo, quando ricomincia la fioritura dell’acacia, iniziamo a prendere le api e portarle verso nuove fioriture, in modo da ottenere più tipologie di miele».
Nella tutela delle api anche i consumatori possono avere un ruolo, come dobbiamo avvicinarci ai prodotti dell’apicoltura?
«È importante conoscere il legame del miele con un territorio piuttosto che la sua origine botanica. Vanno preferiti i mieli di millefiori, i mieli che portano sull’etichetta il luogo della raccolta, i mieli di piccoli-medi apicoltori che fanno apicoltura stanziale, invece di un’apicoltura basata su nomadismi spinti. Inoltre possiamo imparare a interpellare le api nelle nostre scelte quotidiane. Se devo mettere un fiore nel balcone posso chiedermi: “Può far bene alle api?”. Se faccio scelte che aiutano le api sono sicuro di fare scelte che aiutano tutti. Che cibo mangio, che piante metto nel giardino, dove vado in vacanza, che mezzi di trasporto utilizzo? Per tutte le nostre scelte quotidiane possiamo fare questo esercizio, così le api ci porteranno nella strada della perfetta sostenibilità. Le api ci mettono in contatto con la natura a 360°. Ci fanno vedere le meraviglie, le delizie e anche come la natura si difende. Quando apriamo un alveare apriamo allo stesso tempo le porte del paradiso e dell’inferno. Dentro troviamo il miele dolcissimo e le api straordinarie, ma anche 50 mila pungiglioni pronti a pungerci. Il fatto di gestire sia la nostra paura sia le api, per non metterle in allarme, è qualcosa che l’uomo ha vissuto in tutta la sua evoluzione.
La paura è funzionale alla nostra sopravvivenza, la gestione della paura è funzionale alla nostra felicità e alla nostra serenità.
Un consiglio per avvicinarci alle api?
«Il consiglio è cercare di fare delle esperienze. In primo luogo con le aziende apistiche e i gruppi che fanno attività didattiche con cui ci si può avvicinare alle api, guardare dall’esterno, imparare a non impressionarci se un ape ci vola attorno. L’altra cosa che possiamo fare è imporci un controllo quando vediamo animali sconosciuti. Animali pericolosi in Italia ce ne sono veramente pochi. Vespe e calabroni possono dare shock anafilattico, ma la probabilità di essere investiti da un’auto è più alta, eppure non abbiamo timore dell’auto».
I cittadini cosa possono fare per la salvaguardia di questi insetti?
«Dobbiamo porre molta attenzione alla gestione dell’ambiente, soprattutto del verde privato o pubblico che sia. Gli habitat di cui le api e la biodiversità hanno bisogno sono le praterie ricche di specie vegetali. Una colonia selvaggia di api da miele, anche quando si insedia nel muro di una casa abitata, è una grande risorsa della natura. Inoltre, sostenere la ricerca scientifica può aiutare a comprendere meglio i fattori che minacciano la sopravvivenza delle api e a sviluppare soluzioni più efficaci per proteggerle. Senza la loro presenza alcuni habitat potrebbero degradarsi rapidamente, mettendo a rischio la sopravvivenza di altre specie vegetali e animali. La scomparsa delle api sarebbe un segnale di pericolo imminente per l’umanità.
Il nostro legame con la natura è indissolubile e la perdita di una specie così fondamentale come le api potrebbe essere solo l’inizio di una catena di eventi che metterebbe a rischio la continuità della stessa vita umana.
A questo proposito il tuo progetto in carcere a Vigevano si inserisce in un discorso di riscatto per i detenuti. Come sta procedendo?
«Spiego ai detenuti in che modo devono essere curate le api e il comportamento degli insetti impollinatori. Credo che l’ape e, di conseguenza, l’apicoltura possano svolgere un ruolo importante nei processi di rieducazione. Il modo con cui l’alveare è organizzato, in cui si suddividono le mansioni e lo spirito con cui contribuiscono con il contributo del singolo alla vita della comunità può diventare uno spunto di riflessione importante per il loro futuro, una volta fuori dal centro detentivo. Racconto anche in che modo si produce il miele e in che modo va gestito un alveare. Siamo riusciti, grazie anche alla direttrice Rosalia Marino, ad avere alveari all’interno del carcere e 50 detenuti formati per essere dei veri apicoltori. Per il futuro vorremmo realizzare un miele con un nostro brand da lanciare sul mercato. Ora in struttura sono in corso lavori e grandi cambiamenti, la struttura si sta attrezzando per diventare 41-bis. Auspico che questo progetto possa comunque andare avanti, perchè per molti ha rappresentato un’opportunità di rinascita. Con alcuni di loro che hanno scontato la propria pena sono ancora in contatto: mi raccontano di come abbiano riferito a amici e parenti del corso che hanno fatto con me».
Si tratta quindi di un percorso che può garantire un futuro ai reclusi?
«Assolutamente sì, dato che la formazione è professionalizzante: aiuta i detenuti ad appassionarsi ad un insetto fondamentale per la vita sulla terra e nel contempo insegna loro un mestiere spendibile a fine pena. Attraverso l’apicoltura, i partecipanti possono connettersi con la natura, acquisire una prospettiva positiva sul loro futuro e contribuire al benessere dell’ambiente. Le giornate di formazione si sono rivelate coinvolgenti: gli utenti hanno mostrato un forte interesse sia per la parte teorica che per le uscite pratiche in apiario, con i partecipanti che hanno dimostrato notevole voglia di mettersi alla prova e di imparare sul campo. La produzione di miele viene poi venduta di volta in volta presso botteghe alimentari sensibili all’iniziativa. È bello perchè si tratta di un lavoro che richiedere responsabilità e concentrazione in ogni fase. Penso che sia questo uno degli aspetti preferiti dai detenuti, costretti a rimanere inattivi per diverse ore del giorno. Noto proprio che in questa attività danno davvero il meglio di loro stessi».
Parlando di futuro, che consigli daresti a ragazzi che intendono approcciarsi a questa attività?
«Sicuramente al primo posto la passione e la perseveranza di non arrendersi alle prime difficoltà. Studiare molto, ma anche essere un esperto osservatore e lavorare d’ istinto, perché le api sono un mondo complesso e un alveare non è mai uguale ad un altro. Ogni giorno si scoprono nuovi comportamenti delle api e delle loro attività. Uno sguardo quindi rivolto sempre alle tradizioni ma anche uno rivolto con entusiasmo al futuro, informandosi sulle nuove tecnologie 4.0 che con il tempo diventeranno utili alleate per incrementare le nostre attività in apicoltura».
Edoardo Varese



