Un autunno di incontri al Museo Archeologico di Gambolò

Druidi, monili barbarici e genti di mare: sarà ricco di storie e di Storia (quella con la S maiuscola) il ciclo di conferenze autunnali organizzato dal Museo Archeologico di Gambolò che, dal 16 settembre, avrà via alla sede di piazza Castello. Sabato, alle 21.15, Federico Zoni, dell’Università di Bergamo, con “Scavare le montagne” affronterà il rapporto nella storia tra l’uomo e gli ambienti di montagna: castelli, pascoli e luoghi di culto ad alta quota saranno solo alcuni degli elementi presi in analisi dallo studio dell’ateneo orobico che sarà illustrato durante la serata.

Sabato 7 ottobre (ore 21.15), al centro dell’incontro con l’archeologo Luca Zaghetto ci sarà uno dei manufatti più misteriosi della “Felsina” antica: “La Situla Certosa di Bologna” è uno dei capolavori più significativi dell’arte figurativa della Bologna protostorica, le cui incisioni, frutto forse del lavoro di artigiani arrivati da Oriente, sono ancora oggetto di studio e raccontano i riti dell’enigmatico popolo degli Etruschi.

Guido Cossard, fisico e archeoastronomo, il 21 ottobre (ore 21.15) svelerà i segreti dei Celti, in particolare della loro arte nel guardare i cieli. In “Le stelle dei druidi” Cossard rivelerà alcuni elementi sorprendenti della cultura celta, come la raffinata misura del tempo, l’ossessione per la parte chiara e la parte scura dell’anno, l’originale struttura calendariale, l’importanze del pianeta Mercurio (identificato da loro con il dio Lug) e la ricca simbologia.

Aranci Boffa, dell’Università Cattolica, l’11 novembre toccherà il tema della moda fra le genti barbare: in “I Goti oltre la moda” si parlerà delle Kerbschnitt, un modello di spilla tipico delle popolazioni danubiane che, a seguito delle migrazioni germaniche, si diffuse fino in Russia e Spagna. Il 25 novembre, infine, con “La navigazione nel mondo antico” (relatore Stefano Medas) si affronteranno sugli aspetti della nautica antica che hanno trovato continuità nel corso dei secoli, sia in un contesto propriamente tecnico (navigazione, orientamento, sistemi per affrontare le tempeste) che antropologico (religiosità, credenze e sentimenti delle genti di mare).

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