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lunedì, Gennaio 30, 2023
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    Un ibis “natalizio” dai Caraibi

    Un ibis vestito a festa, con i colori del Natale, in volo nei cieli della provincia di Pavia. Nei giorni scorsi ha fatto scalpore l’avvistamento, nelle campagne del Pavese, di un uccello ai limiti del bizzarro: dal becco ricurvo e dal piumaggio colorato “a tema” in questo periodo di addobbi festivi, l’animale si aggirava in compagnia di altri volatili per una risaia, alla probabile ricerca di cibo. Le immagini, pubblicate sul gruppo Facebook naturalistico “Zampe Libere” dal fotografo Alberto Zafferano, hanno destato un certo interesse nella cerchia degli appassionati di fauna dell’internet: che ci fa un animale dall’aspetto così esotico in un campo fangoso della fredda pianura Padana? Ma soprattutto, di che si tratta?

    La spiegazione, benché senza dubbio insolita, non presenta elementi fantastici: l’uccello dal piumaggio rosso non è Babbo Natale fatto volatile né una stranezza della genetica, ma si tratta invece di un ibis scarlatto, parente (appartengono alla stessa famiglia, quella dei Threskiornithidae) di quello dal piumaggio bianco e nero ormai presenza fissa alle nostre latitudini. L’ibis scarlatto è una specie diffusa nell’America meridionale e nei Caraibi: più piccolo dell’ibis sacro, a differenziarlo dal “cugino” è anche la presenza di piume sul collo e la livrea dal caratteristico colore rosso. Entrambe le specie sono alloctone (ovvero introdotte, intenzionalmente o accidentalmente, dall’uomo): ma mentre l’ibis sacro (originario di Africa e Medioriente) è radicato da anni nella pianura Padana, e in particolare in Lomellina, dove risaie e zone umide gli forniscono l’habitat ideale per trovare cibo e formare grandi gruppi, l’ibis scarlatto è un unicum, seppur parecchio vistoso, sul territorio lombardo (e forse italiano).

    L’esemplare parrebbe provenire da un’area faunistica del Pavese, che ne detiene un piccolo gruppo all’interno di una voliera da cui sarebbe scappato qualche anno fa: un monitoraggio dell’International Waterbird Census lo aveva già censito nel 2018, ovviamente l’unico della sua specie osservato in Lombardia. Anche nelle campagne della Lomellina negli anni sono stati tanti gli avvistamenti (e le fotografie) da parte di naturalisti, birdwatcher o semplici passanti, tutti colpiti dalla sua livrea così accesa soprattutto se paragonata a quella più “sobria” degli ibis sacri con i quali, da buon animale gregario, apprezza accompagnarsi seppur appartenenti a una specie diversa.

    “Leggenda” vuole (ne girano anche tra naturalisti e appassionati del territorio) che sia più volte stato ricondotto al parco d’appartenenza, ma che in un modo o nell’altro sia sempre riuscito a fuggire di nuovo. E sebbene ci sia un che di “romantico” in un uccello che, seppur originario dei Caraibi, spalanca le ali e ritrova la sua libertà fra le nebbie e le risaie, c’è sempre da ricordare che si tratta di un animale estraneo al luogo in cui si trova: se il suo impatto diretto con l’ecosistema è nei fatti quasi nullo (si tratta di un unico esemplare, che non ha possibilità di riprodursi: i danni sono assimilabili a quelli provocati dagli altri ibis), un individuo alieno può essere portatore di agenti patogeni che potrebbero far ammalare, senza che essi ne abbiano le naturali difese, i volatili autoctoni.

    Alessio Facciolo

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