«Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me». Le parole di Gesù non sono un invito a disprezzare gli affetti più cari, né a mettere in secondo piano la famiglia. Ogni persona costruisce la propria vita attorno a qualcosa o a qualcuno che considera essenziale. Per il cristiano quel centro è Cristo.
Quando Lui occupa il primo posto, tutto il resto trova il suo giusto ordine e la sua autentica bellezza. Quando invece altri interessi diventano assoluti, rischiano di trasformarsi in catene che impediscono di vivere pienamente. In una società che esalta la ricerca della comodità, del consenso e del benessere personale, Gesù parla di croce. «Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me». Un genitore che si sacrifica per i figli, un giovane che sceglie l’onestà invece della scorciatoia più facile, una persona che perdona chi l’ha ferita, stanno già portando una croce. Sono gesti che sembrano una perdita, ma che in realtà custodiscono il segreto della vita piena. Gesù lo afferma con un paradosso che attraversa tutto il Vangelo:
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà; e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
La parte finale del brano cambia tono e si concentra sull’accoglienza. Un bicchiere d’acqua fresca donato a uno dei piccoli non resterà senza ricompensa. È sorprendente che, dopo aver parlato di scelte radicali e di croce, Gesù richiami un gesto così semplice. Ci ricorda che la santità non è fatta soltanto di grandi imprese, ma di attenzioni quotidiane. Nel Regno di Dio nulla è insignificante quando nasce dall’amore. Un sorriso offerto a chi è scoraggiato, una visita a una persona sola, una parola di incoraggiamento, un aiuto discreto a chi è nel bisogno possono diventare segni concreti della presenza di Cristo nel mondo.
Questo Vangelo ci invita allora a domandarci quale posto occupa realmente Gesù nella nostra vita. Non basta dichiararsi cristiani; occorre scegliere ogni giorno di seguirlo. È una proposta esigente, ma non triste. Al contrario, è la strada che conduce alla libertà autentica. Chi mette Cristo al centro non perde nulla di ciò che è vero e buono, ma scopre che ogni affetto, ogni relazione e ogni gesto acquistano una profondità nuova. È il paradosso della fede: donando si riceve, perdendo si trova, accogliendo si incontra Dio.
don Carlo Cattaneo

