7 giugno, solennità del Corpus Domini

Ci sono parole di Gesù che ci colpiscono per la loro bellezza, altre per la loro dolcezza, e altre ancora perché ci mettono un po’ in crisi. Il Vangelo di questa solennità appartiene sicuramente a quest’ultima categoria. Gesù dice infatti: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo» e aggiunge qualcosa che per i suoi ascoltatori era quasi impossibile da accettare:

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna.

Anche oggi, se ci fermiamo a riflettere, queste parole non sono affatto scontate. Viviamo in un mondo in cui tutto deve essere immediatamente comprensibile, dimostrabile e misurabile. Gesù invece ci invita a compiere un passo oltre la logica umana: ci chiede di fidarci di Lui e di credere che nell’Eucaristia non troviamo semplicemente un simbolo o un ricordo, ma la sua presenza reale e viva. Molti giovani desiderano sentirsi amati, accolti e compresi. Spesso cercano qualcuno che rimanga accanto a loro nei momenti difficili, quando arrivano le delusioni, le paure per il futuro, le ferite dell’amicizia o dell’amore. Gesù conosce bene questo desiderio profondo del cuore umano. Per questo non si limita a insegnare o a dare consigli: sceglie di restare con noi. L’Eucaristia è il modo sorprendente con cui Dio continua a farsi vicino all’uomo. Pensiamoci bene: ogni volta che partecipiamo alla Messa, Gesù si dona completamente. Non offre qualcosa di sé, ma offre se stesso. È come se dicesse a ciascuno di noi: «Ti amo così tanto che voglio entrare nella tua vita, condividere le tue gioie e le tue fatiche, camminare con te ogni giorno». Nessun altro rapporto umano può arrivare a una vicinanza così profonda. Tuttavia l’Eucaristia non è una specie di «magia» che agisce automaticamente. Gesù parla di chi mangia il suo corpo e beve il suo sangue, ma questo significa entrare in comunione con Lui, lasciarsi trasformare dal suo modo di amare. Ricevere la Comunione e poi continuare a vivere come se nulla fosse accaduto significherebbe perdere il dono più grande. L’incontro con Cristo dovrebbe lentamente cambiare il nostro sguardo sugli altri, renderci più capaci di perdonare, di condividere, di servire.

C’è un altro dettaglio importante. Gesù dice: «Chi mangia me vivrà per me». Non dice soltanto «vivrà», ma «vivrà per me». L’Eucaristia non serve a chiuderci in una fede privata e individualista. Al contrario, ci spinge verso gli altri. Chi incontra davvero Gesù diventa capace di portare speranza dove c’è scoraggiamento, pace dove c’è conflitto, amicizia dove c’è solitudine. In un’epoca in cui molti sperimentano il vuoto interiore, l’Eucaristia ci ricorda che il cuore umano ha fame di infinito. Nessun successo, nessun social network, nessuna esperienza emozionante può saziare completamente questa fame. Solo Cristo può farlo, perché Lui è il Pane della vita. La festa del Corpus Domini allora ci invita a riscoprire lo stupore. Quel piccolo pezzo di pane consacrato che vediamo sull’altare sembra fragile e insignificante, ma racchiude il dono più grande che Dio abbia mai fatto all’umanità: la sua presenza. Davanti all’Eucaristia possiamo imparare che l’amore vero non fa rumore, non cerca applausi, ma si dona silenziosamente. Ed è proprio questo amore che continua a nutrire la nostra vita e a guidare il nostro cammino verso la pienezza della gioia.

don Carlo Cattaneo

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