«Sì lo voglio». La frase, la stessa che gli sposi pronunciano nel sacro rito dell’unione matrimoniale, è stata scandita più volte come risposta decisa al richiamo divino, segno di consegna della vita nelle mani del Signore, e ferma convinzione di assumere gli impegni propri dell’ordine delle Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento. Si è entrati così nel vivo della celebrazione che, sabato 7 dicembre presso il Monastero di Via Trento a Vigevano, ha visto suor Adelina Michael e suor Monica Julius, entrambe africane, ma novizie nella Comunità della città ducale , emettere la loro Prima Professione nelle mani della Madre Superiora, suor Jennifer.
ECCOMI A presiedere il rito il vescovo di Vigevano, monsignor Maurizio Gervasoni, che nella sua omelia durante la messa (animata dai canti della corale di Borgo S. Siro accompagnata dal maestro Gian Piero Fornaro e diretta da Veronica Bertassello) ha richiamato il valore profondo della consacrazione religiosa e la necessità della vita contemplativa per alimentare il respiro della Chiesa, che in Cristo trova il suo cuore pulsante. Toccanti e colmi di significato i vari momenti della celebrazione in cui si è articolato il rito della professione delle due sorelle. A partire dalla “chiamata” per nome, ricordo del battesimo, alla quale le due giovani hanno risposto il loro «eccomi», con la stessa gioia con la quale hanno iniziato a seguire il loro cammino vocazionale, che le ha portate lontano da casa in una scelta radicale di sequela. A questo è seguito il dialogo con le candidate, nel quale le due ragazze hanno manifestato pubblicamente il loro desiderio di assumere i voti di povertà, obbedienza e castità e di vivere nell’adorazione perpetua una vita di contemplazione e di clausura. Quindi, la formula di professione vera e propria, pronunciata tenendo le mani nelle mani della superiora, come segno di consegna della vita alla comunità, cui è seguito il canto dell’antifona
Accoglimi, Signore, secondo la tua parola ed io vivrò,
un’invocazione ardente per confessare la fiducia nello Sposo al quale entrambe hanno convintamente scelto di dire sì.
SEGNI I cosiddetti “riti esplicativi” hanno poi dato testimonianza visibile della nuova condizione delle due monache: l’abito bianco del noviziato si è “arricchito” dello scapolare rosso, richiamo all’amore e al sangue della Passione di Cristo che l’Eucaristia testimonia, del velo nero, richiamo alla “morte al mondo”, da realizzarsi in un “sì” quotidiano che diventa scelta di libertà piena e il rosario dell’Addolorata, ai fianchi, devozione specifica dell’ordine delle Adoratrici. La bella tradizione della corona di fiori posta sul capo delle due suore è stato un ulteriore richiamo alla dimensione gioiosa di quella particolare forma di vita sponsale che è la consacrazione religiosa. Ad arricchire ulteriormente la celebrazione, dandole un valore veramente universale, la presenza dei sacerdoti amici che, oltre a testimoniare le radici attraverso le quali matura una scelta vocazionale, hanno aiutato a rendere ancora più forte ed esplicito il legame fra la terra africana e la diocesi di Vigevano, dalla quale madre Diletta Manera è partita per dare origine a quella presenza monastica di cui oggi noi vediamo i frutti.
don Carlo Cattaneo

