Beato Olivelli / «Il suo martirio fu il culmine di una persecuzione anticristiana»

A 110 anni dalla nascita del Beato Teresio Olivelli (7 gennaio 1916) facciamo memoria della sua parabola umana e cristiana, che trova compimento nel martirio, testimonianza suprema della fede in Cristo che si è manifestata attraverso il coraggio di affrontare la persecuzione e la morte.

REPRESSIONE ANTICRISTIANA Esse si inquadrano nella feroce repressione anticristiana che il regime nazista mise in atto in Italia, con la complicità del fascismo, contro coloro che cercavano di contrastare l’ideologia al potere. Il fascismo aderì in modo esplicito alla politica persecutoria nazista contro la Chiesa dopo l’8 settembre 1943. In tale contesto, Teresio subì una forte vessazione a causa della propria fede, anche se camuffata sotto motivazioni politiche o di ordine pubblico. La testimonianza della sua fede è, prima ancora della sua uccisione, una straordinaria dimostrazione di carità verso Dio e il prossimo. È evidente che nel periodo della Resistenza si dedicava a diffondere i valori evangelici. Il movente religioso che dimostra l’odium fidei ex parte persecutoris fa riferimento alla sua opera cristiana di formazione delle coscienze specialmente mediante il foglio clandestino “Il Ribelle”, come anche alla sua appartenenza agli ambienti del cattolicesimo lombardo, in particolare quelli vicini alla Curia milanese, considerati nemici della Repubblica Sociale e dei nazisti. Inoltre, era un sicuro punto di riferimento per molti giovani ribelli della Valcamonica: si tratta di militari, in prevalenza alpini, fuggiti per non continuare la guerra al fianco dei tedeschi, pertanto considerati disertori o renitenti alla leva. Per essi spese le migliori energie, proteggendoli dall’odio, e ciò non era facile in un contesto di lotta armata.

RIBELLE PER AMORE Sostenne moralmente la loro aspirazione alla libertà, insegnando a resistere al nemico ma anche al rancore, alla vendetta e a quello che è stato definito il fondamentalismo bellicoso delle formazioni partigiane di sinistra. Per alimentare la vita di fede di questi giovani ribelli e sostenerli spiritualmente scrisse la celebre preghiera “Signore, facci liberi”, conosciuta come preghiera dei ribelli per amore. La sua figura ebbe un significato di speranza e, attraverso di lui, in molti avvertirono la vicinanza della Chiesa al mondo della Resistenza. Le testimonianze riferiscono dell’incisività delle sue azioni e dei suoi gesti, che erano semplici ma efficaci inviti alla conversione del cuore e alla speranza di un futuro migliore, fatto di pace, di solidarietà, di amore. Una parola convincente, avvalorata dalla testimonianza di una vita coerente. Proprio questa sua autorevolezza morale attirò l’attenzione sulla sua persona dei suoi aguzzini.

IL MARTIRIO Condotto al macello, anche in carcere e poi nei lager non solo ribadì la sua fede ma compì anche atti di concreta carità che lo portarono alla morte violenta. Essa fu diretta conseguenza dei tormenti e delle percosse continue subite per la sua condotta religiosa e caritativa: conforto spirituale ai moribondi, preghiera in occasione del decesso dei prigionieri e aiuto ai più deboli, in definitiva del calcio letale al basso ventre infertogli il 31 dicembre 1944 dal Kapò, adirato sia per l’antecedente e quotidiano atteggiamento religioso e caritativo, sia per il suo attuale gesto di amore verso un giovane ucraino brutalmente pestato, al quale fece da scudo con il suo corpo. Il calcio violento provocò emorragia interna e dissenteria inarrestabile che lo condussero alla fine in pochi giorni. Il 1° gennaio 1945 fu trasferito nell’infermeria del campo dove morì alle prime ore del 17 gennaio. La figura del Beato Teresio interpella soprattutto i fedeli laici, perché possono imparare da lui a essere un riflesso dell’amore di Dio per annunciare al nostro tempo la carità e la verità del Vangelo. La maturità della sua fede e il suo stile di presenza cristiana nel mondo sono necessari anche nell’odierno contesto ecclesiale e sociale, il quale ha bisogno dell’impegno di credenti che sappiano testimoniare con coraggio la speranza cristiana. Olivelli rappresenta per la Chiesa un modello che stimola a vivere la fede con pienezza, e per l’intera società una fiaccola capace di illuminare la storia dei nostri tempi. Il suo esempio è un invito a superare le divisioni e le fratture: è un’esortazione forte alla pace, all’impegno per la costruzione di un mondo più equo, dove far prevalere i valori intramontabili del Vangelo.

mons. Paolo Rizzi

Le ultime

Sforzesca, furto nella villa del conte: arrestate due persone

notizia in aggiornamento Furto nella notte tra martedì e mercoledì...

Mede, spaccata da Elifed: ladri in fuga con le motoseghe

Spaccata con un'auto ariete nel negozio di articoli da...

Vigevano, rubate cinque bici da corsa nel magazzino di Dondè Racing Team

Furto di biciclette da corsa nel magazzino di Dondè...

Vigevano, riaperti stamattina i cancelli del parco Parri

Il parco Parri riapre finalmente i suoi cancelli. Dopo...

Login

araldo
araldo
L'Araldo Lomellino da 120 anni racconta la Diocesi di Vigevano e la Lomellina, attraversando la storia di questo territorio al fianco delle persone che lo vivono.