Quinto: non uccidere! La quinta Parola è la conseguenza della vita divina ricevuta in dono: in essa vengono descritti gli atti propri di questa nuova vita, cioé gli atti dell’amore.
CHI È L’UOMO? Per procedere dobbiamo essere in grado di rispondere alla domanda: chi è l’uomo? All’inizio della Bibbia, nel libro della Genesi leggiamo che l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, e proprio per il fatto che porta in sé il soffio divino gode della capacità di entrare in un rapporto speciale con Dio, è capax Dei, dirà la teologia, cioè sta sotto la protezione personale di Dio che è amante della vita, è capace di conoscere ed amare Dio stesso, è aperto alla trascendenza, è portatore di una singolare eccentricità: finito, eppure capace di infinito. Presentando l’uomo come immagine di Dio, la Genesi traccia dunque una sorta di “programma di umanità”, che va dalla signoria partecipata sugli esseri viventi alla apertura alla vita, dal potere di costruire pace al riposo dal proprio lavoro. L’immagine di Dio è costituita da tutti questi tratti che, in armonia tra loro, fanno dell’uomo (e della donna, s’intende) un essere “sacro”, oggetto dell’amore infinito di Dio, qualunque sia la condizione in cui è stato chiamato alla vita.
LA VITA È DI DIO Questo spiega la sentenza apodittica del diritto divino, identico dal libro della Genesi all’Apocalisse, passando per il quinto comandamento, che non tollera eccezioni: la vita umana è intoccabile perché proprietà divina. La sacralità della vita si caratterizza anzitutto come un dono, ma poi anche come un comando e un compito che non impegna soltanto a non uccidere, ma chiede di vivere in un popolo di fratelli. Non uccidere quindi non si riferisce solo alla proibizione di togliere la vita fisica ma si estende – spiega bene Gesù nell’interpretazione che lui stesso ci offre di questo comandamento – all’impegno serio e fattivo di amare tutti, persino i nemici.
APPELLO ALL’AMORE “Non uccidere” è un appello all’amore e alla misericordia, è una vera e propria chiamata a vivere come Gesù, che ha dato tutto se stesso per noi, amandoci fino alla fine. Per non uccidere bisogna imparare ad amare. San Giovanni ci ammonisce dicendoci che “chiunque odia il proprio fratello è omicida”. Insieme al mai esitante “no” all’aborto e all’eutanasia, la quinta Parola è fatta di un’infinità di “sì” alla vita, chiede un’assolutezza che accoglie e si prende cura dell’altro sempre, in ogni fase dell’esistenza. Come ci ricorda il grande Sant’Agostino il “no” alla violenza, all’uccisione dell’altro è il primo e fondamentale atto della libertà umana: “quando uno comincia a non avere questi crimini, comincia a levare il capo verso la libertà, ma questo non è che l’inizio della libertà, non la libertà perfetta”. A partire da questo “no” si spalanca un immenso campo di “sì”, tanto vasto quanto ampie sono le possibilità dell’amore e del servizio alla vita. Il “no” è il presupposto del “sì” ma, mentre il “no” ha un valore assoluto, il “sì” include le infinite possibilità dell’amore. La parola del Sinai rimanda alla comunione con Cristo, il quale non toglie la vita, ma dona la sua vita per la vita del mondo. Il comandamento fondamentale della vita è inscritto nella vita stessa e richiede di crederci senza condizioni: se non amare è il primo passo per uccidere, non uccidere è il primo passo per amare, per imparare ad amare.
don Paolo Ciccotti


