“Giovani & Vescovo”: «Nuova religione nascosta nelle vecchie sacrestie»

“Giovani e Vescovi” è la sinodalità fatta bene. Se lo si fa bene. La responsabilità di una sinodalità buona è quindi di entrambi i lati di questo incontro inusuale. L’incontro non è inusuale solo perché un vescovo è un uomo maturo, a volte anziano, ma anche perché non è il tipo d’uomo che il giovane medio ambisce a incontrare. La difficoltà del dialogo tra generazioni è acuita dallo scontro tra istituzioni. Da una parte una istituzione vecchio stampo, la Chiesa di Roma; dall’altra un’istituzione gassosa, non meno potente: l’ingiunzione culturale di non venire a patti con le istituzioni. La fatica del confronto non è attenuata dalla presunta “cattolicità” dei giovani.

SELF SERVICE Oltre allo spirito anti-istituzionale, i sociologi della religione rilevano un’altra caratteristica del contemporaneo modo di vivere la fede, il fai-da-te: ciascuno piglia quel che gli piace. Ho amici intelligenti e straordinariamente istruiti, che però hanno in testa strani bricolage teologici che sembrano fatti apposta a sfidare la coerenza. C’è da dire che a questo riguardo, ultimamente, pure il clero non si difende benissimo…ma pure chi scrive è ignorantissimo in troppe cose e non oso giudicare l’amore a Cristo dei miei fratelli. Questo è il primo requisito dei percorsi sinodali.

IN CAMMINO Io l’ho sentito nei miei compagni di cammino sin dall’inizio di questo percorso due anni fa; ora bisogna viverlo per mostrarlo ai nuovi compagni di cammino, i giovani che hanno partecipato lo scorso 28 ottobre all’inizio della fase diocesana. Questi giovani più giovani di noi hanno bisogno di scoprire che nelle vecchie sacrestie si nasconde quella che Chesterton chiamava la religione nuova. Scoperta questa novità, resta da capire cosa ci chiede il Vescovo: non chiede ai giovani di essere istruito sui temi del lavoro e delle vocazioni, dei riti, degli affetti, della diversità culturale o dell’ecologia. La verità non sarà la risultante della discussione, ma sta a monte come sua condizione di possibilità. Chi vuol fare il brillante usa dire che “la verità non è un concetto” (uno solo, poi, no di certo), ma è la persona di Gesù Cristo. Ma ciò vuol dire appunto che l’evento più importante della storia è già avvenuto.

ALLA FINE E Cosa Chiedono invece i giovani al Vescovo? Di fronte a una Chiesa che da tempo non parla più di “fine del mondo”, i giovani ne parlano continuamente. L’unica escatologia viva nella nostra società è la morte della specie e del pianeta come conseguenza della crisi climatica causata dall’uomo. Il dato è che c’è un’unità di senso, la tutela dell’ambiente come nostra condizione necessaria, che costruisce “narrazioni sociali” a cui i giovani partecipano. Molte delle narrazioni sociali della Chiesa sono invece disertate dai giovani. “Giovani e vescovi” serve per incontrare i giovani nelle loro narrazioni sociali, ascoltare i giovani perché poi la Diocesi faccia qualcosa con loro e per loro. Sinodalità. Per Chesterton, la fede cattolica rispondeva a «questo doppio bisogno spirituale, il bisogno di quel misto di ciò che è familiare e ciò che non lo è», quel sentimento di eccitazione e mistero che in inglese è detto nella parola “romance”. Siamo disposti a una fede avventurosa?

Pietro Colombo, Mede

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