La tigre della lussuria 

Il primo a chiamare lussuria quel peccato che i greci chiamavano porneia è stato San Gregorio Magno. Pur derivando dal termine luxus non si riferisce al lusso, ma indica l’eccesso e l’esagerazione nell’ambito della sessualità. Sant’Antonio di Padova ha poi paragonato il vizio della lussuria a una tigre, esso è infatti

coperto dalle macchie dei vari piaceri della vita, è forte quanto tenta ed è anche veloce perché il piacere passa presto.

DIMENTICANZA Quello della lussuria è un vizio pericoloso perché tra i vari piaceri quello sessuale ha una voce decisamente forte e potente dal momento che non solo coinvolge tutti i sensi, ma dimora sia nel corpo che nella psiche. A differenza degli animali, la persona umana conferisce alla relazione sessuale una molteplicità di valori ulteriori che vanno ben oltre il puro atto fisico: c’è una “eccedenza” di indole decisamente spirituale, ed è proprio qui che si va ad incuneare il demone della lussuria che ha come obiettivo proprio quello di privare l’atto sessuale della sua dimensione spirituale, per ridurlo a semplice “meccanica”. Dove non c’è corpo non ci può essere lussuria, motivo per cui gli angeli decaduti (i demoni) non possono peccare di lussuria, ma sono abilissimi nel tentare l’uomo, se non alto per disprezzo a quella carne che il Verbo eterno di Dio ha voluto assumere.

COSIFICAZIONE Giustamente è stato detto che «la lussuria assolutizza alcuni millimetri di epidermide e banalizza il tesoro che c’è dentro ogni persona», fatto sta che uno può conquistare tanti corpi (anche solo virtualmente), ma finché non imparerà a essere fedele a un solo cuore, non conoscerà mai il vero piacere. La lussuria spinge a desiderare il corpo per il solo piacere, si assiste cioè a una cosificazione della persona e a una frammentazione del corpo. Quello del sesso, alla fine, diventa il pensiero dominante, se non addirittura l’unico. Inutile dire quanto tutto questo trovi facile alimento in un vero e proprio mercato del sesso che mette online i suoi prodotti.

LA VERA CASTITÀ Se per un verso però si può dire che la lussuria è il più facile dei vizi, dall’altro c’è il pericolo di cadere in una svalutazione di matrice puritana della corporeità e così, alla fine, la lussuria e la fine del desiderio sessuale diventano come le due facce del medesimo problema. È necessario ritrovare il giusto equilibrio, anche perché quello della lussuria è un vizio che devasta non solo la persona ma anche le relazioni tra le persone. Papa Francesco, durante una catechesi del mercoledì, con un riferimento implicito ai femminicidi, ha detto che la cronaca di tutti giorni ci mostra come tante «relazioni iniziate nel migliore dei modi si sono poi mutate in relazioni tossiche, di possesso dell’altro, prive di rispetto e del senso del limite». «Sono amori – ha proseguito il Papa – in cui è mancata la castità: virtù che non va confusa con l’astinenza sessuale, bensì con la volontà di non possedere mai l’altro». Ecco la cura.

TENEREZZA VS POSSESSO Per combattere la lussuria è necessario custodire la purezza del cuore. Sebbene appaia chiaramente come un peccato del corpo, è però dal cuore che tutto parte e a partire dal cuore va combattuta. La posta in gioco è davvero alta e nobile, si tratta di preservare quella bellezza originaria che Dio ha inscritto nella sua creazione quando ha immaginato l’amore tra l’uomo e la donna, quella bellezza che ridona il gusto di costruire una storia d’amore anziché andare a caccia di avventure, coltivare tenerezza invece di piegarsi al demone del possesso, servire e dare la vita piuttosto che conquistare. Senza amore vero la vita è infatti triste solitudine.

don Paolo Ciccotti 

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