«Bene scripsísti de me, Thoma; quam ergo mercédem accípies? – Non áliam, Dómine, nisi teípsum». Si è concluso con le parole che il Signore stesso, secondo la tradizione domenicana, ha rivolto, sul finire della sua vita, al “dottore angelico” san Tommaso d’Aquino per suggellare il suo prezioso servizio alla Chiesa e alla verità, l’itinerario spirituale proposto ai giovani nella “due giorni quaresimale” dello scorso weekend. A guidarlo padre Daniele Drago, classe 1976, da 3 anni Priore provinciale della Provincia San Domenico in Italia.
L’INVITO Un’esperienza forte, pensata come tempo di ascolto e di riforma di vita. «Si tratta di una realtà che vede coinvolti più attori – spiega il padre – e ha come protagonista lo Spirito Santo, capace di rivoluzionare l’interiore dell’uomo». Un ruolo altrettanto fondamentale è giocato dai partecipanti che «hanno accolto l’invito e si sono lasciati spingere in modo discreto e misterioso per aprirsi a un contatto più profondo con Dio». Da ultimo il predicatore, al quale è chiesto di non «rovinare l’azione dello Spirito Santo e di accompagnare e soprattutto pregare per quanti gli sono affidati». Lungi dunque dall’esaurirsi in un insieme di conferenze o un confronto su qualche tema, la proposta del ritiro per padre Drago vuol dire soprattutto
riservare uno spazio al Signore per lasciarsi guardare da Gesù in un abbandono orante a Dio.
ADORAZIONE Per favorire tutto questo il tema scelto come filo conduttore delle meditazioni proposte è stato un inno liturgico della Tradizione, sgorgato dall’amore acceso e maturo di Tommaso d’Aquino. «Commentare lo “Adoro te, devote” – ha spiegato padre Drago – significa entrare nel mistero centrale della nostra fede, l’Eucaristia, e contemplarlo con lo sguardo stupito e adorante di colui che, dalla ricerca teologica, si trova ora a prepararsi all’incontro definitivo con il suo Signore (la preghiera sarebbe stata composta sul letto di morte dopo aver ricevuto il Viatico)». Accostandosi a un testo così impegnativo e profondo, il predicatore ha voluto sottolineare soprattutto alcune dimensioni che emergono dalle prime tre strofe. «Il primo aspetto è l’adorazione intesa come percezione della grandezza di Dio e naufragio nella sua maestà e bellezza, esprimendogli l’amore di figli». A questo si accompagna «la devozione, che non è un servizio fedele (come pensata nel mondo pagano) ma espressione della libertà con la quale l’uomo aderisce a Dio che si manifesta, mettendo tutto il resto in secondo piano».
CONTEMPLAZIONE Punto di arrivo è la contemplazione, nella quale tutto si concentra sull’oggetto adorato «e ha come sua espressione il silenzio». La meta del cammino è la capacità di guardare la realtà dalla prospettiva della croce, capace di far risollevare da ogni debolezza. «È importante ricordare che il Signore non ci ha amati per scherzo. Dio conosce le nostre miserie e ci ama per il nostro limite. Ama i limiti dell’uomo e ogni giorno ci rivolge la domanda: sei disposto ad amarmi oggi?».
Don Carlo Cattaneo

