Viaggio in parrocchia / Battù, la famiglia al centro della vita comunitaria

Nato nel 1952 a Caravaggio, don Florindo Arenghi ha frequentato il seminario a Vigevano e a Pavia, ricoprendo il ruolo di cappellano al carcere dei Piccolini dal 1998 al 2008, ed è attualmente parroco della chiesa di Gesù Divin Lavoratore, nota come Battù. In precedenza è stato vicario parrocchiale a Vigevano (Immacolata), Mortara, Cilavegna, prevosto a Breme per sette anni, ai Piccolini per dieci.

I GRUPPI Che gruppi parrocchiali ci sono a Battù? «E’ una realtà molto cambiata nel tempo, all’Immacolata veniva più gente. Oggi è una situazione diversa, con più anziani, giovani quasi assenti, strutture deserte: si prosegue l’attività di conservazione della fede con l’adorazione, la coroncina della Divina Misericordia, e altro. Si cerca di fare attività missionaria, reimpostando quella catechistica con le famiglie, e di riscoprire la partecipazione attiva facendo vivere esperienze religiose, animare con giochi in oratorio e momenti conviviali con le famiglie e il gruppo chierichetti. Bisogna conoscere la loro fede nei gesti superando il catechismo tradizionale con giochi e momenti religiosi, fare gruppo per sentirsi sostenuti. I ragazzi rischiano di perdersi la vita buona del Vangelo: se non sono inseriti in attività di gruppo si disperdono».

Don Florindo Arenghi

LE FAMIGLIE Importante il ruolo delle famiglie. «C’è il tentativo di vivere un gruppo di genitori. Tutto è cambiato di prospettive. É un cammino di formazione spirituale che serve a genitori e figli. É sbagliato impostare la formazione religiosa come insegnamento, dovrebbe essere una vita buona che serve a genitori e figli, con valori da far vivere a entrambe le parti. La Chiesa da sola non ce la fa. Per i preti può essere una frustrazione, quando ero cappellano in carcere c’era più soddisfazione, mentre con i bambini si ha l’impressione di lavorare con i castelli di sabbia. Bisogna lavorare con gli adulti. Se c’ è un futuro per l’attività pastorale è con le famiglie, i genitori devono accompagnare i loro figli, altrimenti si disperdono anche loro e rimangono abbandonati. Ci sono due incontri per famiglie di bambini del catechismo, e la messa a cui partecipa il dieci per cento dei potenziali parrocchiani, con una quindicina di famiglie».

Alterniamo momenti ludici e formativi: non sono tanti, ma è una partenza.

IL CARCERE Cosa le ha lasciato l’esperienza come cappellano in carcere? L’ha aiutata a capire meglio il prossimo? «La parte religiosa veniva in second’ordine, prima c’era la parte umana per dare conforto e fiducia, ascoltare la storia dei detenuti e successivamente suggerire una visione di vita cristiana, per convincerli a lasciare la parte malavitosa e avvicinarsi a prospettive diverse. Amicizia, dialogo, ascolto, aiuto legale, consigli per risolvere i loro problemi. Poi a volte venivano a messa. Tutti possono sbagliare, ma hanno il diritto di rientrare nella società. Bisogna avere uno sguardo più grande sulle persone, non solo per la giustizia, ma per la comprensione umana verso la debolezza». Come si trova in questa parrocchia? «Rispetto al paese la gente a volte è più distante, però si raggiungono più persone preparate che possono dare un mano, si tratta di vincere le loro paure. A volte sono incerti sulla bontà dell’impegno per servire le rispettive famiglie e anche la Chiesa che è in crisi. C’è una visione più individualistica. Nei paesi l’oratorio è centrale, in città più dispersivo. Mensilmente abbiamo il gruppo di preghiera di Madre Speranza, con il pellegrinaggio annuale a Collevalenza. Sono attività che vogliamo conservare, mentre tra quelle nuove vogliamo avvicinare i giovani e coinvolgerli, soprattutto nei Grest dove i ragazzi che seguono i bambini vengono coinvolti in un piccolo cammino di fede. Forse è l’unica attività rimasta in città. Durante gli anni abbiamo avuto il circolo ricreativo Noi, anche per trentenni, e poi c’è la corale animata dal maestro Lorenzo Garza con una ventina di cantanti, anche bambini, e il gruppo dei chierichetti, con nove bambine e un maschietto. Questa comunità ha la potenzialità di coinvolgere le famiglie, per i figli e per loro stessi, per diventare una parrocchia viva, ma se le famiglie giovani non si lasciano coinvolgere sarà difficile. Fra 10, 15 anni, la chiesa sarà vuota se non ci sarà un certo ricambio».

Oggi è piena solo a Natale, bisogna dimenticare il passato ed essere più incisivi in modo da dare un segno nel mondo sempre più laicizzato.

CAMPIONI Una nota di folklore per chiudere: quella di Battù è la contrada vincitrice di più palii, abbinata ai santi Crispino e Crispiniano, con 14 titoli. «Sono molto fiero dei miei contradaioli – commenta don Arenghi, che da juventino doc sa quanto è importante la vittoria – E poi c’è il premio dei mantellati per i calzaturieri ogni anno, la quarta domenica di ottobre».

Lara Pisconti: «I bambini mi danno la carica»

Lara Pisconti

«Il gruppo dei chierichetti è cominciato con mia figlia». Lo dichiara Lara Pisconti, una delle catechiste.

I CHIERICHETTI «Mi sono sposata nel 2010, quando abitavo vicino alla parrocchia dell’Immacolata, che frequentavo poco. Adesso ai Battù mio marito è il cerimoniere dei chierichetti. Don Florindo mi aveva detto che per il catechismo non serviva una grossa esperienza, ma era fondamentale rapportarsi con i bambini. Prima avevo un gruppo di quinta elementare e la prima media, poi il gruppo dai sei anni in su. Ora abbiamo due classi, quarta e quinta insieme, con 25 bambini».

Fino all’anno scorso c’era qualcuno in più, poi altri hanno detto che aspettano la cresima da adulto.

ESPERIENZA NUOVA Che cosa la arricchisce in questa esperienza? «I bambini: ritrovo la carica quando sto con loro. Bisogna puntare sulla famiglia, il catechismo non è una scuola, trattiamo temi come amicizia, solidarietà, bullismo. É venuta un’amica di Anffass per parlare della disabilità, spiegando che siamo tutti uguali. E poi parliamo di femminicidio, di temi di attualità. Non è il classico catechismo con verifiche, ma è improntato ai valori del Vangelo, come amicizia, solidarietà, famiglie. Il catechismo è alle 9.45 la domenica, alle 11 c’è la messa. Abbiamo fatto il presepe vivente, e il 23 dicembre una cena e una tombolata con 40 famiglie. In maggio ci sarà una veglia per la pace in maggio organizzata da Lorenzo Garza. Abbiamo un raggio d’utenza di 5mila persone, delle quali viene in chiesa il 10-12 per cento. Nel 2023 abbiamo avuto 19 comunioni e 15 cresime, che una volta erano 60 o 70. Sono diminuite le nascite e i battesimi, la popolazione è vecchia».Fare l’insegnante di catechismo l’ha aiutata nella crescita dei figli? «Si, non faccio distinzioni. Ho studiato giurisprudenza, ma se tornassi indietro farei la maestra. Con questo impegno è sbocciato l’amore per i bambini. Sono contentissima di stare con loro, non devo dare voti e mi vogliono bene anche per questo. Ho una figlia unica che ha trovato tante amiche. In un mondo che va di corsa e in cui non è facile fermarsi, valgono più gli esempi che le parole».

Davide Zardo

Le ultime

Pediatra fino a 18 anni, la proposta per garantire continuità di cura

Estendere fino ai 18 anni l’assistenza del pediatra di...

Supporti superati, dal walkman al CD il fascino dell’obsoleto

C'era una volta il walkman, status symbol degli anni...

San Martino: rubano due moto, ma il Gps li tradisce

Due moto da cross rubate nel piazzale di un...

Osservatorio 23-10 / Un altro finale

Una tavola imbandita e un gruppo di commensali, appena...

Login