Viaggio in Parrocchia / San Michele, una comunità riunita intorno alla sua Croce

Lomello, città ricca di storia, dal castello Crivelli alla basilica di Santa Maria maggiore col suo battistero, alla chiesa di San Michele di cui dal settembre 2021 è parroco don Roberto Signorelli. «Quella che ho ricevuto dai fedeli è stata un’accoglienza positiva – racconta il giovane sacerdote – tenuto conto che tutto si era fermato per l’emergenza Covid. Ma a piccoli passi ha prevalso da parte di tutti il desiderio di rimettersi in gioco. Ho visto una buona predisposizione da parte della comunità. Sono persone che rispondono con generosità alle proposte. Quella dei lomellesi è una comunità dal cuore grande anche quando prepariamo iniziative per i più bisognosi, che siano raccolte di fondi o di beni alimentari. Quello che si respira, insomma, è un clima di fiducia, con molte occasioni di confronto. Poi devo dire che i catechisti sono affiancati da una decina di giovani lavoratori e di universitari che studiano educazione primaria e scienza dell’educazione, che si sono messi in gioco per guidare nella catechesi una quarantina di bambini e ragazzi. È fondamentale poi il coinvolgimento degli adolescenti per fare gli animatori e inserirsi in un servizio concreto per la comunità, anche per i Grest, i centri estivi».

don Roberto SignorelliPROTETTI A caratterizzare la fede dei lomellesi, la devozione a Santa Maria Maggiore e alla reliquia della Santa Croce. «Secondo la tradizione, questa reliquia protegge dal mal tempo. In effetti, negli ultimi due anni, anche se il giorno della festa della Santa Croce pioveva, quando siamo usciti sul sagrato per la processione la pioggia si è sempre interrotta e nel cielo è uscito il sole. Durante la celebrazione c’è sempre un clima di raccoglimento, col silenzio spezzato solo dal canto e dalla preghiera. Quest’anno poi c’è la celebrazione del millenario della basilica».

TANTE REALTA’ Molti i gruppi che caratterizzano la vita della parrocchia: «Abbiamo il gruppo Caritas, l’Oftal, i catechisti, gli animatori dell’oratorio e quelli liturgici, i lettori della Messa, due coretti che si alternano per la messa prefestiva di sabato e quella domenicale. Ai funerali e al Rosario per i defunti poi c’è sempre qualcuno che accompagna le celebrazioni col canto, e questo è un bel segno di appartenenza alla comunità, perchè così non si va via da soli. Ai miei fedeli auguro di crescere sempre nel dialogo e nella ricerca del bene comune, confrontandosi anche al di fuori della cerchia parrocchiale. Auspico sempre più che le persone si sentano protagoniste della vita comunitaria e non semplici fruitori, e che il bene che si compie parta dalla fonte della preghiera comune, per crescere nel dialogo e nell’accoglienza reciproca».

Viaggio in Parrocchia Antonella Maggi
Antonella Maggi

«Adesso insegno ai figli dei miei alunni»

«Do pochissimo e in cambio ricevo molto». Così Antonella Maggi commenta l’attività di catechista  a Lomello, che svolge il sabato mattina, quando riesce a ritagliarsi uno spazio dal suo lavoro di ostetrica. «Facevo la catechista a 16 anni, su invito di don Carlo Pasini, poi mi sono sposata e ho smesso, ma don Roberto Signorelli mi ha convinto a riprendere, ed è stato come andare in bicicletta. Ho in classe i figli di alcune ragazze a cui avevo insegnato il catechismo da giovane, ed è stato come ritrovarsi in famiglia. Sono orgogliosissima dei miei bambini, che sono circa una dozzina». Perchè questo impegno, e cosa lascia in cambio? «Non mi sono mai sentita degna di fare la catechista, ma me l’hanno chiesto e ho accettato, trovando il grande affetto dei bimbi. Quello che porto a casa è sempre più di quello che offro, i bambini mi danno moltissimo amore». Antonella anima anche la messa prefestiva pomeridiana del sabato, cantando, suonando la chitarra e dirigendo un coretto di bambini. «Suonavo anche a Mede e mi piace molto cantare, è come pregare due volte. Inoltre faccio parte del gruppo che segue il cammino sinodale, e ogni mese e mezzo ci incontriamo col Vescovo anche per ricevere istruzioni su come strutturare gli incontri in parrocchia».

Davide Zardo

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