Osservatorio 13-03 / Appuntamento a Teheran

A Teheran si incontra il mondo. Tra il 28 novembre e il 1° dicembre si svolge una conferenza. I convitati sono tre, è da tempo che si vogliono vedere, ma non si riesce a trovare una data o un luogo. A uno dei tre non piace volare, preferisce spostarsi in treno; il secondo questo incontro lo eviterebbe volentieri, ma sa che non può farne a meno. Il terzo è probabilmente quello che ci tiene di più, tanto da percorrere più di 10mila chilometri per esserci.

È un momento in cui spostarsi non è facile, allo stesso tempo è necessario: è il 1943 e i tre che si sono dati appuntamento sono Iosif Stalin, Winston Churchill e Franklyn Delano Roosevelt. È a Teheran che per la prima volta si trovano faccia a faccia insieme, è a Teheran che nasce l’ordine mondiale multilaterale, quello che ha guidato il mondo dal 1945 al 2025. Ed è a Teheran che forse è stato definitivamente messo da parte. Si potrà scrivere che il diritto internazionale ha iniziato a essere violato sotto le bombe Nato a Belgrado (è un argomento che piace molto ai russi) oppure l’11 settembre 2001 abbattendo un simbolo del multilateralismo (le Torri gemelle sede dell’Organizzazione mondiale del commercio) o ancora con la seconda guerra del Golfo (l’invasione statunitense dell’Iraq avvenuta senza mandato Onu) o con l’annessione della Crimea del 2014 e con la successiva aggressione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022;

ognuno di questi passaggi ha avuto un suo ruolo, ma a Teheran sembra che si chiuda un cerchio.

Di solito si fa risalire l’assetto del mondo post-seconda guerra mondiale alla conferenza di Yalta, in Crimea nel 1945, che fu in effetti molto importante, ma è in Persia (all’epoca si chiamava ancora così) che si pongono le basi. All’ombra del “Trono del pavone” Roosevelt – che invece a Yalta, anche nelle foto ufficiali, apparirà più dimesso, stretto in una mantella, a poche settimane dalla morte – sostiene davanti agli altri alleati la necessità di costruire un ordine internazionale che rispecchi i principi della Carta atlantica, sottoscritta da Stati Uniti e Regno Unito nel 1941 e fondamento esplicito della Dichiarazione delle Nazioni Unite del 1942 (tra i cardini la rinuncia a espansioni territoriali, l’autodeterminazione dei popoli, diritto di accesso paritario al commercio, libertà dei mari, rinuncia all’uso della forza come strumento di risoluzione dei conflitti), e propone la teoria dei “Quattro poliziotti” incaricati di impedire ad altri soggetti di alterare l’equilibrio internazionale con la forza (i tre presenti più la Cina nazionalista, in seguito infatti Taiwan mantenne il seggio permanente al Consiglio di sicurezza fino al 1971, quando passò alla Repubblica popolare cinese). Sempre a Teheran si decide che l’assetto dell’Europa postbellica avrebbe seguito il “caso italiano”: come già deciso per l’Italia, il controllo di un paese sarebbe spettato a chi lo avrebbe sconfitto. A Teheran Roosevelt e Stalin si incontrano per la prima volta, un momento che entrambi avevano desiderato e che li lascia soddisfatti. «È come me, un realista» dirà del georgiano il comandante in capo degli Usa una volta rientrato a Washington, «il presidente è mio amico e ci capiremo sempre» confiderà il padrone dell’Urss.

Giuseppe Del Signore

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