«Some animals are more equals than others». Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Qualche giorno fa uno studente che stava leggendo in lingua “La fattoria degli animali” e mi è tornato alla mente uno dei passaggi chiave del romanzo, stampato a chiare lettere tanto sulla pagina quanto sulla parete del granaio.
Nel 1945 George Orwell pubblicava il suo romanzo, allegoria del socialismo come si era incarnato nella Russia Sovietica. Da allora l’Urss è crollata manifestando il suo fallimento storico, ma non si può dire che dall’altra parte del fu ordine bipolare i maiali abbiano continuato a camminare a quattro zampe come il resto della fattoria. Lo sente sulla sua pelle chi muore in Sud Sudan (160mila persone dal 2023) o in una delle tante guerre dimenticate del mondo, lo avverte come privilegio indiscutibile chi vive nel mondo dei “più uguali”. Un esempio è quello dell’ex presidente francese Nicolas Sarkozy, questa settimana uscito dal carcere dove era entrato una ventina di giorni fa per scontare la condanna in primo grado a 5 anni per associazione a delinquere. Ci sarà un processo di appello, ma stride pensare al trattamento riservato all’ex presidente riconosciuto colpevole nella prima sentenza: una cella personale, due guardie del corpo, ora il ritorno in libertà col vincolo di rimanere in Francia, ma anche col permesso di andare all’estero per tenere conferenze.
Un terzo esempio è il dibattito sul motto “Tax the rich” (tassare i ricchi) ritornato d’attualità con l’elezione a sindaco di New York di Zohran Mamdani, che nel discorso della vittoria ha dichiarato «sono giovane», «musulmano», «socialista democratico».
Almeno tre affermazioni forti: la giovinezza in un mondo di potenti anziani, l’appartenenza religiosa anche come appartenenza culturale (in Italia e in Ue quella cristiana o è rifiutata o spaventa o è oggetto di appropriazione indebita), l’auto-attribuzione dell’etichetta di socialista che negli Usa è storicamente accompagnata da un forte stigma politico e che ora sembra trovare accoglienza nella popolazione. Nondimeno c’è un problema lessicale – e quindi una lettura ideologica – nel definire le tasse un tema “socialista”. La rivoluzione inglese, la rivoluzione americana, la rivoluzione francese ebbero al centro le tasse, chi doveva pagarle, chi doveva imporle, cosa dovessero finanziare. Anche nel Vangelo l’invito a scegliere tra Dio e ricchezza è esplicito, così come Gesù non fa mistero su chi offra di più tra i ricchi e la vedova. Eppure il mondo va in un’altra direzione. A 800 anni dalla morte di Francesco d’Assisi si potrebbe iniziare ammettendo che la società umana è una società di «animali più uguali degli altri». Papa Leone XIV, nell’udienza del 12 novembre ha spiegato che «“Omnes fratres” era il modo inclusivo con cui San Francesco poneva sullo stesso piano tutti gli esseri umani, proprio perché li riconosceva nel comune destino di dignità, di dialogo, di accoglienza e di salvezza. Papa Francesco ha riproposto questo approccio […] nell’Enciclica Fratelli tutti. Quel “tutti”, che significava per San Francesco il segno accogliente di una fraternità universale, esprime un tratto essenziale del cristianesimo, che sin dall’inizio è stato l’annuncio della Buona Notizia destinata alla salvezza di tutti, mai in forma esclusiva o privata. Questa fraternità si basa sul comandamento di Gesù».
Giuseppe Del Signore


