Vigevano e Mortara scelgono il nuovo sindaco, ma a cosa serve un sindaco? Ha poteri limitati in molti degli ambiti che i cittadini ritengono vitali: sicurezza, scuola, sanità, lavoro sono settori in cui la capacità d’intervento di un primo cittadino, di un consiglio comunale e di una giunta è limitata perché dalla competenza concorrente di altre istituzioni, dal Governo alla Regione, dalla Provincia agli enti specifici che governano la sanità piuttosto che la scuola.
Si potrebbe concludere che quella di domenica e lunedì – che riguarda anche Gravellona, con tre candidati e Pieve del Cairo con una sola lista – sia un’elezione di poco conto, ma sarebbe un errore e non a caso questa figura nel mondo è quasi universale. Con funzioni, modalità elettive, poteri diversi, ma si ritrova tanto nelle democrazie quanto negli stati autoritari praticamente in tutto il mondo, a eccezione di piccoli stati (Città del Vaticano, Singapore), Corea del Nord, stati con governance tribale (ad esempio Afghanistan). Se dunque l’umanità ritiene la figura del “mayor” necessaria, a cosa serve? Qui a esprimere una visione di città. Chiunque visiti una città da straniero si rende conto in breve tempo della visione che la anima, dai servizi che offre al degrado percepito, dalla sua “percorribilità” alla percezione immateriale di quanto si potrebbe definire decoro urbano. L’Araldo ha intervistato cinque dei sei candidati vigevanesi nel podcast “Good Morning Lomellina”, un modo più informale per far conoscere le persone dietro i personaggi pubblici e far emergere l’idea di città.
Lo scorso ottobre abbiamo pubblicato un approfondimento dedicato ai “vuoti urbani”, luoghi che sembrano interrompere la città e che invece sono il segno che ognuna è un’entità viva. L’architetto Sergio Lopez Pineiro – tra i principali studiosi del tema – ha spiegato che «non esistono al di fuori della nostra comprensione o delle nostre idee di città e di come dovrebbe essere trasformata» e li ha definiti anche “spazi in attesa”, in attesa di un’idea di città: «Sono spazi contingenti in cui l’urbanità desiderata diventa contingente – si legge in un articolo accademico di Ross Beveridge e Markus Kipp – dove sono imposti particolari progetti socio-politici e in cui le città prendono forma». Non ne mancano in Lomellina, a Vigevano ex macello, palazzo Riberia, Castello, Colombarone così come spazi funzionanti ma che potrebbero essere ripensati (parco Parri), a Mortara l’ex Enel o il teatro Vittorio Emanuele per citarne due. Luoghi come questi «possono così diventare oggetto di immagini diverse e contrastanti di ciò che la città può essere». In questo dovrebbe consistere la vera alterità portata avanti dai sei candidati di Vigevano e dai cinque di Mortara così come dalle liste che li sostengono (e a Gravellona).
Per chi? Per tutti i cittadini e nello specifico «per i figli».
Tutti gli ospiti del podcast “Good Morning Lomellina” hanno fatto riferimento in maniera diversa ai figli e in generale alle giovani generazioni, che tuttavia hanno bisogno di risposte oggi: il divario sociale, culturale, economico si allarga a partire dalle opportunità che si hanno nei primissimi anni di vita, già dalla possibilità o meno di frequentare un asilo (tra l’altro un esempio di servizio educativo su cui i comuni possono incidere direttamente). Come dimostrano i dati diffusi da Fondazione Migrantes, domani i giovani italiani saranno già altrove, lontani dall’Italia e dalla Lomellina. E con essi le loro visioni e un pezzo di futuro della città. Buon voto.
Giuseppe Del Signore


