La chiamano “malamovida” e sembra allargarsi a macchia d’olio in tutte le città italiane, soprattutto in queste serate di inizio estate che ci fanno riassaporare la libertà dopo il lungo periodo del lockdown.
Un fenomeno che interessa soprattutto i giovani e che porta con sé il più delle volte atti vandalici, violenza, ragazzi, giovani ubriachi. Occupano le piazze e i luoghi di ritrovo delle città, per poi scatenarsi in manifestazioni che hanno l’unica finalità dello sballo e della violenza.
Alcuni pedagogisti giustificheranno questi atteggiamenti dei giovani con il lungo periodo in cui sono stati costretti a stare in casa… una specie di “aprire i cancelli” e tutti fuori a scatenarsi.
E’ evidente che un conto è vivere gioiosamente queste serate di inizio estate, un conto portare violenza e atti vandalici là dove la gente vorrebbe semplicemente trascorrere qualche ora all’aria aperta, assaporando il ritorno tra la gente e il clima estivo.
Questa “malamovida”, allora, non è semplicemente la conseguenza del lockdown, ma il risultato di un cammino educativo e culturale che parte da lontano e che vede proprio nei giovani i protagonisti più fragili e più a rischio.

I giovani (non solo gli extracomunitari…) si siedono sui gradini dei monumenti o delle chiese, non rispettano nessuna norma di buona civiltà, fanno cose che forse nemmeno le immagini più “hot” hanno paura a mostrare…
mentre i loro genitori sono magari seduti ai bar a 20 metri di distanza a consumarsi il “sacro aperitivo”.
Non si vuole certo cadere in un arido moralismo, ma qualche domanda su tutta l’architettura culturale ed educativa di oggi, che vede destinatari proprio i giovani bisognerà pur farla… anche sostituendo, purtroppo, la parola “giovane” con “ragazzi”, perché si fa sempre più bassa l’età in cui questi “ragazzi” sono i protagonisti della “malamovida”.
“Son ragazzi”… di solito si dice, ma la inciviltà e la violenza fine a se stessa non possono giustificare questa etichettatura.
Sembra che nessuno ci pensi e che nessuno voglia far niente per cammini che non sono quelli che portano solo agli atti vandalici, ma che partono da lontano, dalla stessa struttura della società.
Un’ultima considerazione… un autorevole esponente del mondo politico italiano, in riferimento alla “famosa” “Legge Zan”, l’ha definita “Legge di civiltà”… ma questo è mai uscito di casa per toccare con mano a quale grado di civiltà siamo arrivati?
Forse il “vivere civile” non avrà un significato solo ideologico… ma valoriale.
Dep


