Osservatorio 27-03 / Le nuove stelle

Di chi sono le stelle? Fanno parte dell’immaginario dell’uomo dalla “notte dei tempi”, quando erano unica luce nella notte oscura. È a loro che volge la testa il bambino che le indica col ditino, è a loro che rivolge le sue speranze l’adulto, è a loro che appende i suoi pensieri l’anziano.

Per millenni gli esseri umani hanno dato del tu alle stelle, riconoscendo nel cielo immagini della mitologia o della cosmogonia delle diverse civiltà: le costellazioni. In occidente l’Orsa maggiore o grande carro, con quella forma che ricorda un po’ un mestolo, la stella polare, Pegaso maestoso, Cassiopea a forma di W inclinata, il Dragone immenso nel cielo che ingaggia un’eterna lotta con Ercole, il Cigno solenne in mezzo alla Via Lattea. Le cosiddette “stelle fisse”, a cui Dante nella Commedia assegna l’ottavo cielo, uno dei più vicini a Dio, anche se oggi pochi sanno riconoscerle (un tempo senza Gps occorreva per orientarsi). Però le stelle domani potrebbero non esserci più. O almeno non essere più visibili da terra. Elon Musk, attraverso la sua azienda SpaceX, ha presentato richiesta alla Feder Communications Commission per poter lanciare «fino a un milione di satelliti» in orbita. L’idea sarebbe quella di realizzare un centro di calcolo per l’AI sfruttando l’energia solare e risolvendo il problema del consumo energetico dei data center. «Il numero di satelliti supererebbe quello delle stelle visibili» ha spiegato a La Repubblica Marco Tavani, accademico dei Lincei ed ex presidente dell’Istituto nazionale di Astrofisica.

Sarebbe uno stravolgimento che farebbe cambiare totalmente aspetto al cielo.

Anche per questo l’Accademia romana ha risposto alla richiesta di pareri di istituzioni scientifiche della Fcc, chiamata a rispondere a SpaceX, che in orbita ha già 10mila satelliti ed è la “costellazione” di satelliti di gran lunga più grande (la seconda ne ha mille). Già il fatto che il nome collettivo dei satelliti in orbita sia preso a prestito dalle stelle è eloquente dell’impatto che potrebbe avere sull’immaginario mondiale la volontà di una singola persona. Chi ha il diritto di cambiare il modo di vedere il cielo di tutta l’umanità? Non è solo qualcosa di connaturato con l’essenza dell’uomo, ma ha radici profonde anche in ogni cultura. Per l’Italia, ogni cantica della Commedia si conclude con la parola “stelle”: «E quindi uscimmo a riveder le stelle» alla fine dell’Inferno, «puro e disposto a salire a le stelle» nel momento di staccarsi dal Purgatorio, «l’amor che move il sole e l’altre stelle» in Paradiso al momento della visione di Dio. In Dante, che era teologo oltre che poeta, l’azione caratterizzante di Dio è dare origine al movimento (cioè alla vita, che si svolge nel tempo e nello spazio) a partire dalle stelle.

Cambiare la configurazione del cielo diventa allora in qualche modo un atto creativo in cui l’uomo si fa dio. Non è congettura, la richiesta di SpaceX fa esplicito riferimento alla possibilità di «portarci al livello 2 di civilizzazione nella scala di Kardashev», dal nome di un astronomo russo che negli anni ’60 ideò una scala per classificare le civiltà aliene, il livello 2 corrisponde a una civiltà che è in grado di usare il 100% dell’energia della stella del sistema di origine, in questo caso del sole. Nel 2015 Yuval Noah Harari, un saggista molto apprezzato nella Silicon Valley, pubblicò il libro “Homo Deus”, a suo parere il passo della linea evolutiva successivo a “Homo sapiens”. Iniziando dalle stelle.

Giuseppe Del Signore

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