Nel 1949, sulle pagine della rivista Adesso, don Primo Mazzolari scriveva parole destinate a restare come un grido profetico: “Si cerca un uomo”. Era l’Italia del dopoguerra, con le città da ricostruire, le famiglie lacerate, le coscienze ferite da anni di violenza e di odio.
In quel contesto, Mazzolari non si accontentava di chiedere sacerdoti o fedeli devoti: chiedeva un uomo. Un uomo per la Chiesa, capace di stare tra due fuochi. Da un lato, l’urgenza di farsi samaritano, compagno di viaggio di un’umanità ferita, capace di chinarsi sulle piaghe aperte della storia. Dall’altro, la necessità di restare saldo nel custodire e difendere la verità della fede, in un tempo che già conosceva i primi segnali di contestazione e di smarrimento. La domanda di Mazzolari era chiara:
quale posizione deve assumere la Chiesa?
La sua risposta non era diplomatica, ma radicale: occorre un uomo che condivida la vita degli uomini del suo tempo. Un prete che non viva fuori dal mondo, ma dentro le sue fatiche, che conosca ansie e speranze, dolori e gioie, perché solo così il Vangelo diventa carne credibile. Il segno più grande, per lui, non era la distanza, ma la condivisione. E oggi? Anche oggi “si cerca un uomo”. Ma non soltanto per la Chiesa: si cerca un uomo per l’umanità stessa.

Viviamo in un tempo in cui sembra dominare la violenza, la sopraffazione, il bisogno di affermare se stessi a qualunque costo. Lo vediamo nella barbarie che insanguina il Medio Oriente, ma anche nei conflitti nascosti e silenziosi che attraversano tanti Paesi. E insieme cresce un attacco alla vita in tutte le sue forme, un attacco che passa persino attraverso le leggi di uno Stato, quando queste diventano strumenti di selezione, di esclusione, di morte invece che di tutela e di accoglienza. In questa Babele, dove male ed egoismo si intrecciano e l’individuo sembra diventato l’unico criterio, ciò che manca davvero è l’uomo. Un uomo degno di tale nome. Un uomo consapevole della sua umanità, che non la viva come limite ma come principio di comunione.
Un uomo che non fugga di fronte all’umanità ferita, malata, segnata dal tramonto, ma che sappia riconoscervi sempre una dignità inviolabile.
Eppure, questi uomini esistono. Ci sono segni concreti, tesori sommessi che rischiano di restare sepolti sotto la polvere di anni di individualismo e nichilismo. C’è la testimonianza dei patriarchi di Gerusalemme, latino e ortodosso, che rimangono uomini in mezzo ad altri uomini, rischiando la vita pur di non abbandonare il loro popolo. C’è la testimonianza di famiglie che, pur nelle crisi e nelle difficoltà, scelgono di restare insieme, senza imboccare vie più comode eppure più dolorose. C’è la testimonianza silenziosa di chi veglia accanto a una vita che si spegne, anche quando tutto intorno sembra aver già decretato che non ha più alcun valore. Sono segni di umanità che vanno riportati alla luce. Perché oggi, come allora, non servono eroi isolati, ma uomini capaci di restare umani. A noi, Chiesa di oggi, è chiesto questo compito: essere cercatori di umanità, custodi di ciò che il mondo sembra voler soffocare a tutti i costi. La domanda di Mazzolari non ha perso forza: si cerca un uomo. La sfida è se ciascuno di noi ha il coraggio di rispondere.
don Carlo Cattaneo


