In principio c’era l’Emys orbicularis, la testuggine d’acqua europea, la bisa scudlera (“biscia scodella” in dialetto). Probabilmente nessuno di chi legge l’ha mai vista nel suo ambiente naturale, ma un tempo corsi d’acqua e stagni di tutta Italia ne erano pieni: compreso il Ticino e compresa la rete irrigua della Lomellina, dove pare fosse occasionalmente consumata anche come leccornia gastronomica.
Il sito del parco del Ticino riporta che nel Fiume Azzurro è presente in maniera frammentata solo nella sua porzione centro-meridionale, che grosso modo corrisponde alla zona di Vigevano: ma se qualcuno ha mai notato una tartaruga inabissarsi in una lanca del fiume o prendere il sole placidamente su un ramo semisommerso, questa era probabilmente una Trachemys scripta. E lei, con la bisa scudlera, non centra proprio niente. Innanzitutto, da un punto di vista estetico: dove la Trachemys ha la testa più appuntita, con delle caratteristiche strisce colorate dietro gli occhi (tanto da meritarsi il nome volgare di testuggine dalle orecchie rosse, anche se diverse sottospecie presentano macchie gialle o arancioni) e una coda più corta, la Emys ha un aspetto più tondeggiante, dalla coda lunga e dal colore scuro, giusto con qualche punteggiatura gialla.
Poi la Emys è una specie nostrana, protetta in tutta Europa, mentre la “rossa” arriva dall’America del Nord, è onnivora e molto vorace, più della bisa scudlera, con la quale compete per cibo e siti di termoregolazione.
Chi era bambino negli anni ’90 probabilmente ricorda un cartone animato, punta dell’iceberg di un franchise che comprendeva giocattoli, film, fumetti e merchandise di ogni tipo. Tutti all’epoca andavano pazzi per le Tartarughe Ninja, quattro testuggini antropomorfe dai nomi di artisti rinascimentali (Leonardo, Michelangelo, Raffaello e Donatello: li ricordo come un mantra) ed esperte di arti marziali. Ognuna di loro aveva una mascherina colorata attorno agli occhi… simile alla striscia che le Trachemys hanno sulla testa. Chissà a quanti bambini all’epoca furono regalate delle minuscole tartarughine, comprate in fiere, negozi, o vinte sulle giostre; e chissà quante di queste, una volta diventate più grandi delle tinozze microscopiche dove erano tenute, sono state rilasciate in natura. Spoiler: tante. E ora che la Trachemys è naturalizzata e si trova in parchi, fiumi, fossi e stagni, l’attenzione è evitare che altre testuggini alloctone, comprate come animali da compagnia, siano abbandonate e si diffondano sul territorio. L’elenco è lungo: la tartaruga palustre dei Balcani, quella cinese dal collo striato, la testuggine geografica e addirittura la testuggine azzannatrice, grande e pericolosa per la forza dei suoi morsi. Nessuna di queste è arrivata in Lomellina… per ora.
Alessio Facciolo


