Bestiario / Il milord, serpente cannibale

E’ nero come il carbone, è veloce e sfuggente, talvolta è pure cannibale: eppure per gli esseri umani è totalmente inoffensivo e anzi è pure utile. Parliamo del biacco, a queste latitudini meglio noto come milord, o milò, o smilord, o mirolt, eccetera eccetera. Dipende dalla zona della Lomellina di provenienza: userò la grafia che mi ha tramandato la mia nonna, perché quella del milord è soprattutto una storia orale, di leggende sopravvissute alla rivoluzione industriale e all’avvento di Internet e che spaventano l’uomo contemporaneo, che nel cuore delle sue case di cemento teme ancora chi striscia e sibila fra i cespugli del bosco.

Il milord ha le zanne a uncino e non molla mai la presa – raccontava mia nonna, piculinata purosangue che dei serpenti aveva il sacro terrore – se ti morde una gamba, per staccarlo devi tagliargli la testa.

Il milord è anche velocissimo, spergiuravano i miei compagni di classe più coraggiosi, che per evitare di essere morsi nelle loro scorribande in campagna avevano usato, dicevano loro, l’antico rimedio di correre su un campo arato di fresco, dove la nera biscia, tra un solco e l’altro, si sarebbe spezzata la schiena. Ma non di soli polpacci vive il milord: di notte, raccontano ancora oggi alcuni agricoltori, si introduce nelle stalle, per attaccarsi alle mammelle delle vacche e berne il latte. E in assenza di mucche, occhio neomamme: il milord può strisciare anche nel vostro letto…

Tutto falso ovviamente, o quasi. Il biacco, colubro dal colore molto scuro (di solito giallo-nero, anche se la sua variante melanica in “total black” è molto diffusa) che può raggiungere anche i due metri di lunghezza, si nutre principalmente di lucertole, anfibi, uova, altri serpenti (anche della sua stessa specie) e piccoli mammiferi come topi e ratti, che per gli umani sono una piaga. E’ agile, questo sì: veloce, buon arrampicatore, sa anche nuotare e adattarsi agli ambienti più disparati. Per questo, soprattutto nella stagione invernale, lo si può trovare all’interno di garage, rimesse o casotte, a volte anche negli interstizi tra i muri o sul soffitto. E sebbene sia una specie mordace e abbia dei denti leggermente uncinati, il suo morso è al massimo doloroso: non è velenoso e la tossina che produce (scoperta recentemente) basta appena a stordire un topolino o un ramarro. Che rimangono le sue prede favorite, con buona pace delle succulente, ma indigeste, gambe umane.

Alessio Facciolo

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