Cent’anni d’Araldo / Vigevano si prepara alle elezioni

Come ogni anno verso la fine di aprile, anche a Vigevano si celebrò il “Natale di Roma”. Al “Marconi”, ovviamente tutto esaurito, si tenne la manifestazione, di cui fu oratore ufficiale l’avvocato Giovanni Ramella, «il quale con dizione brillante ha spiegato il significato del Natale di Roma». In sala erano presenti i Balilla, la Milizia, le rappresentanze delle Corporazioni sindacali cittadine. Alla prolusione dell’avv. Ramella seguì l’intervento del comandante della sezione Balilla, Calogero Giglia. La sera, in Piazza Ducale, la festa fu chiusa dal concerto della Banda del Reggimento di stanza nel Castello.

In Cattedrale i Padri Domenicani iniziarono le Missioni di predicazione in occasione del sedicesimo centenario del rinvenimento della Croce di Cristo: un nuovo richiamo alla conversione dopo la recente celebrazione (l’anno precedente) del Giubileo. «Nessuno deve essere sordo alla insistente chiamata del Signore», commentava il cronista dell’Araldo. Intanto, la campagna, chiesta proprio dall’Araldo Lomellino, per salvaguardare la moralità pubblica, soprattutto nelle ore serali e notturne nelle allee e nelle vie della periferia registrava ancora qualche provvedimento delle forze dell’ordine. Nel numero di questa settimana, infatti, il giornale diocesano pubblicava l’elenco (con nomi, cognomi e residenza) delle «coppie dichiarate in contravvenzione per immoralità dal Commissario Maselli e Brigadiere Santamaria durante il mese di Marzo». Più volte l’Araldo aveva richiamato l’attenzione sul problema della prostituzione in città.

Il fango va tolto dalle pubbliche vie e dai pubblici ritrovi – scriveva questa settimana il nostro cronista di allora – e lo scandalo deve cessare. Corruzione e malcostume debilitano le crescenti generazioni sulle quali poggia l’avvenire d’Italia.

Sempre in tema di ordine pubblico, in questi giorni la polizia arrestava certo Giovanni Castelli, pregiudicato di 32 anni, «per furto di bicicletta». Poca cosa, comunque, rispetto all’omicidio che la cronaca di questi giorni registrò a Vigevano. La mattina del 26 aprile, infatti, tale Francesco Spinotti si presentò alla sorella Rosa: i due ebbero un’accesa discussione, forse a seguito di una richiesta di soldi da parte di lui (non sarebbe risultata la prima, poi, secondo le indagini). Ad un certo punto l’uomo estrasse un coltello e aggredì la sorella, che morì poco dopo. Al fatto non avrebbe assistito nessuno, ma lo Spinotti, individuato e fermato dai Carabinieri, poi «confessò cinicamente e senza alcuna reticenza di essere l’uccisore della sorella». Per futili motivi, avrebbe detto agli inquirenti.

Carlo Ramella, storico locale

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