«La storia serve ad imparare. Per imparare dalla stessa, però, è importante coglierne le similitudini con il presente. Leggendo questo libro e pensando al sistema scolastico attuale (e più in generale alla condizione delle nuove generazioni) si colgono eccome delle somiglianze. Magari serve cercare nuovi dati che non sono quelli di metà ‘900, o forse serve “scrostare” parole vetuste che non ci permettono di attualizzare a pieno ma il concetto rimane sempre lo stesso. “Lettera ad una professoressa” tra qualche mese compirà 60 anni.
Un testo realizzato, sotto la supervisione di Don Lorenzo Milani, dagli alunni della scuola di Barbiana). Negli anni Cinquanta era un luogo difficile da raggiungere e abitato solo da poche famiglie contadine. Il testo riporta una critica sociale efferata a quell’idea di scuola che vuole occuparsi solo dei migliori, lasciando nella difficoltà chi parte svantaggiato. In quel contesto arrivò Don Milani che avviò una scuola popolare serale proprio per i figli di quei contadini, obbligati dalle difficili condizioni economiche a lavorare nei campi durante il giorno. Come detto non è il prodotto di un solo alunno: scritto, si legge nella premessa, non solo da “otto ragazzi della scuola di Barbiana” ma anche dell’aiuto dei compagni di classe impegnati nel lavoro e soprattutto di una rete di sindacalisti, parroci, giornalisti, amministratori comunali, giuristi, storici, statistici che hanno ritrovato a classificato tutti i dati necessari.
A quasi sessant’anni dalla pubblicazione, il libro continua a porre domande scomode. Chi viene lasciato indietro dalla scuola?
Quanto pesa ancora il contesto familiare sui risultati scolastici? La valutazione misura davvero il merito o spesso è un castigo che fotografa differenze di partenza? Sono interrogativi che tornano nel dibattito contemporaneo sulla dispersione scolastica, sulle disuguaglianze educative e sul rapporto tra istruzione e le famiglie che alla stessa istituzione affidano i figli. Leggerlo oggi significa riconnettersi con una critica sociale che, è vero, ha altri numeri ed altre situazioni ma che tiene dentro pur sempre temi attuali: Il significato del merito (parola ritenuta talmente tanto importante da venir inserita nel titolo del ministero dell’istruzione), il valore della parola e soprattutto dell’attualità delle disuguaglianze e di quanto queste influiscano sul rendimento scolastico. Gli alunni sono davvero tutti uguali oppure partendo da “livelli” di partenza diversi, in realtà hanno un destino già scritto che è inscindibilmente legato alle disponibilità economiche della famiglia?
Edoardo Casati


