Il loro lavoro non ha un arco temporale ben definito, visto che si estende per dodici mesi. Ma è durante la primavera prima e l’estate dopo ovvero quando la produzione di miele è al suo apice, che gli apicoltori sono impegnati nella gestione delle colonie di api, per garantire la produzione di miele e al contempo proteggere le arnie dal caldo. Anche in Lomellina si possono trovare apiari con colonie di api lavoratrici che raccolgono, processano e immagazzinano il miele.

COSA FA UN APICOLTORE Uno di questi si trova a Remondò, frazione di Gambolò, ed è gestito da Michele Contini, apicoltore di Tromello che dal 2014 ha deciso di intraprendere questa professione: «In provincia di Pavia – spiega Contini – abbiamo 14.110 alveari, gestiti da 344 apicoltori. Dopo la fioritura primaverile dell’acacia aspettiamo ancora la fioritura e la coda dei tigli. Sono queste le piante usate dagli insetti impollinatori, tra cui le api, per produrre miele. Questa varietà di piante, per fortuna, non manca in Lomellina». E come si affronta l’inquinamento atmosferico? «Per valutare il livello di presenza di inquinanti ci sono alcuni progetti di apicoltura urbana, uno dei quali svolto a Sannazzaro, per mezzo dei quali sono analizzati pollini e miele proprio per individuare i principali inquinanti che possono causare danni all’ambiente o alla nostra salute. Il nostro lavoro, comunque, cambia a seconda della stagione in cui ci troviamo». Tra novembre e dicembre gli agricoltori portano avanti trattamenti per liberare le api dalla varroa, un acaro arrivato negli anni ‘80 che «può causare il decesso di intere colonie. In inverno ci dedichiamo poi alla vendita dei prodotti dell’alveare, mentre da marzo, quando ricomincia la fioritura dell’acacia, iniziamo a prendere le api e portarle verso nuove fioriture, in modo da ottenere più tipologie di miele. Come apicoltore mi occupo anche del recupero di sciami d’api:
essendo insetti che comunque offrono un contributo determinante per l’agricoltura e per l’impollinazione non possono essere uccise, anzi sono tutelate dalle normative in vigore.
API, VESPE, CALABRONI Il problema è che spesso e volentieri le api sono scambiate con vespe e calabroni, insetti che invece possono essere «eliminati con prodotti specifici – evidenzia Angelo Bodei, tecnico dell’ufficio disinfestazioni di Satollini – spesso i condomini ci contattano e ci riferiscono la presenza di nidi di vespe, quando in realtà sono di api. Le api sono più piccole delle vespe e hanno un colorito più tendente al marrone. Le vespe sono gialle e più lunghe. Se siamo in presenza di vespe o calabroni possiamo intervenire, perché comunque rappresentano un problema, ma se sono api dobbiamo chiedere l’intervento degli apicoltori».
PROGETTO IN CARCERE Sull’importanza di saper riconoscere la presenza di api sta lavorando Enrico Malandra, apicoltore di Cassolnovo e volontario della casa di reclusione di Vigevano, da tre anni impegnato nella struttura circondariale proprio in un progetto di allevamento di api: «Spiego ai detenuti in che modo devono essere curate le api e il comportamento degli insetti impollinatori. Racconto anche in che modo si produce il miele e in che modo va gestito un alveare. Siamo riusciti, grazie anche alla direttrice Rosalia Marino, ad avere alveari all’interno del carcere e 50 detenuti formati per essere dei veri apicoltori. Per il futuro vorremmo realizzare un miele con un nostro brand da lanciare sul mercato».
Edoardo Varese


