In quasi un anno di attività, oltre 1800 pazienti presi in carico: è questo il bilancio dei primi mesi di attività del Centro per i disturbi cognitivi e le demenze di Vigevano, aperto nel 2024 presso gli spazi di Ars Medica e punto di riferimento, sul territorio lomellino, per le persone con patologie cognitive e le loro famiglie.
FONDAMENTALE È soprattutto il sostegno ai cosiddetti “caregiver” uno dei punti di forza di questo progetto gestito su suolo ducale da Fondazione Mondino: un’esigenza messa in luce anche dal vescovo di Vigevano Maurizio Gervasoni che, in apertura del convegno di presentazione del primo anno del Cdcd (tenutosi in Seminario) ha voluto portare la sua testimonianza racconta in quest’anno giubilare, durante il quale sta facendo visita a ognuna delle 34 case di riposo della Lomellina: «Ho visto la sofferenza di queste persone (gli ospiti delle Rsa, ndr) che spesso è indecifrabile. E poi c’è la sofferenza degli operatori, e quella dei famigliari. La sofferenza del parente coinvolge la memoria e lascia una sensazione di impotenza». Al Centro di Vigevano la presa in carico non riguarda solo i malati, ma anche le persone che se ne prendono cura: «In provincia di Pavia abbiamo 20mila casi di demenza – spiega Alessia Rosi, psicologa del Cdcd – sono numeri importanti, ed è per questo che al centro di Vigevano la presa in carica coinvolge anche la famiglia». Nel 2024 sono 734 i pazienti presi in carico dal centro; 1094 nel 2025, quasi il doppio: «Fino al 2024 un servizio di questo tipo non esisteva in Lomellina, ottenerlo è stato un traguardo». Anche perché consente di avere visite necessarie in tempi brevi:
Quattro giorni per una visita neurologica, un mese per le risonanze, tre mesi per il controllo: questo ci consente di avere diagnosi in tempi ridotti.
MIGLIORAMENTO La maggior parte dei pazienti, il 64.2%, proviene dalla Lomellina (il 42% da Vigevano), ma ci sono fette consistenti da Pavia (13.2%), dal Milanese (9.8%), da altre regioni e province: prova di un servizio che era necessario non solo per la città ducale, ma per un intero territorio. Un’esigenza ribadita anche da Nicola Vanacore, dell’Osservatorio demenze dell’Istituto superiore di sanità, che si è rammaricato anche delle difficoltà a coinvolgere maggiormente i medici di base nell’attività di diagnosi: uno step ulteriore che il Centro punta a fare nell’ottica di andare sempre più incontro alle esigenze dei pazienti, ma anche a quelle delle loro famiglie.
Alessio Facciolo

