Condotta, i dirigenti: «Capire prima di punire»

La scuola cambia sul voto di comportamento alle medie e alle superiori e reintroduce i giudizi sintetici alle elementari. Il provvedimento più discusso tra quelli inclusi nel disegno di legge approvato dal Parlamento la scorsa settimana riguarda il voto in condotta, cioè la valutazione del comportamento degli studenti, resa più severa e determinante nel percorso di studi.

IN REGOLA Il disegno di legge reintroduce il voto in condotta anche alla secondaria di primo grado, dove sarà espresso in decimi e farà media: se alla fine dell’anno sarà inferiore a 6 il consiglio di classe dovrà bocciare o non ammettere all’esame di terza media se lo studente è all’ultimo anno. Idem per le secondarie di secondo grado dove, oltre a venire bocciati o non ammessi all’esame di Stato nel caso di un voto in condotta inferiore a 6, è previsto anche che con il 6 lo studente debba presentare un «elaborato critico in materia di cittadinanza attiva e solidale», cioè una prova di educazione civica. In caso di insufficienza nella prova lo studente non sarà ammesso all’anno successivo o all’esame di Stato, ma il voto peserà anche quando sarà più alto: solo col 9 si potrà prendere il massimo del credito nella fascia corrispondente alla propria media (con 7.9 non se ne prenderanno 12 in quinta, ma 11). La legge rende più severe anche le sospensioni, introducendo lo svolgimento di attività di volontariato in caso di provvedimento superiore a due giorni. Nel Ddl si introducono infine sanzioni per chiunque aggredisca personale scolastico.

REAZIONI «Adesso è fondamentale far capire agli adolescenti in modo netto cosa si può e cosa non si può fare – dice Alberto Panzarasa dirigente al liceo Cairoli – A volte la famiglia non è luogo caratterizzato da modelli educativi adeguati e la scuola diventa l’ultima possibilità per trasmettere i valori della convivenza civile e del rispetto reciproco». Elda Frojo, dirigente all’istituto Casale, afferma che «il voto in condotta delle superiori non è cambiato granché, con il 5 si bocciava anche prima, è cambiato qualcosa per chi ha 6. Sulla prova o elaborato critico ho qualche perplessità: è utile quando poi si risolve in un adempimento formale? Molto spesso la svalutazione del lavoro dei docenti parte da famiglie che in qualche modo spalleggiano i figli in tutti i settori. Con la scuola, si cambia, di nuovo: la scuola è costretta a imparare, disimparare, imparare e ancora disimparare, ogni volta che cambia un governo devono mettere mano alla scuola e la scuola comincia a essere un po’ stanca, sarebbe necessaria un pochino di stabilità». Giovanna Montagna, ds all’Ic di viale Libertà, sulla reintroduzione del voto in condotta e relative misure sanzionatorie spiega che

sarebbe più opportuno comprendere le cause alla base di certi comportamenti, con un intervento di supporto alla famiglia.

La dirigente scolastica dell’Ic Piazza Vittorio Veneto, Anna Miracca sostiene che «per la primaria il ritorno al giudizio sintetico vanifica un lungo, complesso lavoro dei docenti. Comportamento: il problema è a monte, il ragazzo che non rispetta le regole o delinque è spesso un ragazzo socialmente disagiato: la rete sociale che aggancia le famiglie continua a mancare, oramai ci vorrebbe lo psicologo come presenza fissa a scuola, invece non c’è». Per Massimo Camola, ds all’Ic di via Valletta Fogliano, «la sintesi che dovrà essere effettuata per ritornare ai giudizi sintetici non possa prescindere dalla complessità del lavoro che precede la loro emissione e mi auguro che l’ansia di semplificare e rendere “user friendly” le valutazioni, non faccia scadere l’impegnativo compito di verifica a una semplice comparazione tra risultati: nessuno dei nostri alunni vince una gara contro gli altri, ma sfida se stesso per acquisire e migliorare nuove competenze».

Isabella Giardini

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