“Progetto Edu-comunità. Dialoghi e prospettive sul disagio giovanile”. È il convegno promosso dalla Fondazione della Comunità della Provincia di Pavia, tenutosi venerdì 30 maggio al Collegio Borromeo.
GIOVANI PROTAGONISTI L’evento si è aperto con la proiezione del cortometraggio “Luci di Comunità“, realizzato per celebrare i 25 anni delle Fondazioni comunitarie. Protagonisti del video alcuni giovani che hanno affrontato percorsi di malattia, interpreti dello slogan “Il vero valore dell’essere presente”, simbolo dell’impegno concreto della Fondazione pavese anche verso quegli adolescenti esclusi da opportunità educative e culturali. A dare avvio ai lavori sono stati i saluti istituzionali del prefetto Francesca De Carlini, del consigliere provinciale Paola Patrucchi e del sindaco di Pavia Michele Lissia.

PIÙ OMICIDI Il prefetto ha posto l’accento sull’aumento degli omicidi commessi da minori. Marco Cau della cooperativa Pares ha presentato il secondo Quaderno della Fondazione, “La comunità educante in pratica“, che ha coinvolto realtà del territorio tra cui l’Istituto Santachiara, il Sistema sibliotecario della Lomellina e l’associazione GiocolArte. Cuore del convegno, la tavola rotonda moderata dal presidente della Fondazione, Giancarlo Albini:
Dobbiamo essere costruttori di comunità, rafforzando relazioni e capitale sociale. Il disagio non riguarda solo il singolo, ma l’intero villaggio educativo.
Sandro Bicocchi (PwC Italia) ha offerto un’analisi strutturata del disagio giovanile legandolo a fattori economici e sociali come povertà, dispersione scolastica e contesti familiari fragili.
DISAGIO INQUIETANTE Di rilievo l’intervento di monsignor Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano e delegato per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale lombarda. «Il disagio giovanile – ha affermato – sta assumendo tratti inquietanti, sia per la frequenza sia per la gravità degli episodi. Siamo di fronte a un sistema culturale e civile in crisi strutturale, un collasso del senso che colpisce tutta la società. Non viviamo in un contesto di degrado, ma in un apparente benessere dove però manca una vera direzione».
CRISI COLLETTIVA Per il Vescovo, sono proprio i giovani a rendere evidente questa crisi di senso collettiva: «Il loro disagio è una figura simbolica della fragilità del nostro tempo, e dunque un grido che interpella tutti». In chiusura, Giovanni Azzone (presidente Acri e Fondazione Cariplo) ha tracciato una sintesi dei lavori: «Forse le soluzioni che adottiamo non incidono nel profondo». Azzone ha poi indicato nella “sindrome della decisione” una delle chiavi interpretative:
I giovani hanno bisogno di essere guidati nelle scelte, per non perdersi nell’incertezza.
IL MESSAGGIO Il convegno si è chiuso con un messaggio chiaro: il disagio giovanile è una questione collettiva. E solo una comunità realmente educante può offrire un futuro più solido alle nuove generazioni.
Davide Zardo

