IA e salute, opportunità o rischio?

L’Intelligenza Artificiale nell’ambito sanitario è una valore aggiunto o un pericolo per la professione? Tra aiuti nella diagnosi clinica e dubbi sul trattamento dei dati sensibili, l’Oms rompe il silenzio con una guida per regolamentarla in maniera efficace.

LA GUIDA Nella pubblicazione, l’Oms sottolinea l’importanza di stabilire sicurezza ed efficacia dei sistemi di intelligenza artificiale, rendendo rapidamente disponibili sistemi adeguati a coloro che ne hanno bisogno. Un potenziale positivo che è stato riconosciuto dall’Organizzazione nel miglioramento della diagnosi medica, così come nell’interpretazione di scansioni e immagini radiologiche. Ma se da un lato le premesse sono positive, dall’altro si solleva un dubbio etico che riguarda privacy e gestione di dati sensibili.

RAPPORTO COMPLESSO «Il rapporto tra sanità e intelligenza artificiale è un tema complesso – spiega Sergio Pillon, ricercatore del Cnr – e presenta numerosi intrecci. Su questo fronte l’America inventa, la Cina copia e l’Europa regolamenta. In Italia non siamo particolarmente avanzati nella formazione per l’utilizzo di questi strumenti, che invece possono essere davvero importanti».

FORMAZIONE La formazione, sottolinea Pillon, deve riguardare cittadini, infermieri e medici. «Negli Stati Uniti gli infermieri hanno scioperato – ricorda – sostenendo che l’IA metterebbe a rischio la salute dei pazienti». Una posizione poco fondata, tenendo conto che un paziente che usa un sistema di IA ottiene risposte corrette nel 40-50% dei casi, mentre se lo stesso strumento viene utilizzato da un medico l’accuratezza sale al 90%. Instaurando un circolo virtuoso:

Per esempio – aggiunge – uso l’intelligenza artificiale per redigere le note cliniche, dedicando più tempo all’empatia e al colloquio con il paziente, mentre prima ero costretto ad annotare al computer durante la visita.

Pillon

SICUREZZA Il nodo centrale non è la tecnologia in sé, ma il tema della sicurezza e della responsabilità. Centri di eccellenza come Stanford e Harvard mettono in guardia. L’IA “apprende”, cioè modifica le sue risposte nel tempo. Ecco perché è indispensabile una figura esperta che utilizzi lo strumento e sappia porre le domande corrette all’algoritmo. Il 72% delle associazioni mediche ritiene comunque che i benefici dell’IA superino i rischi: i medici la vedono come un supporto all’efficienza, non come sostituto. Per Alessandro Rubino, medico di famiglia e vicesegretario Fimmg Pavia, «l’Intelligenza Artificiale potrà diventare un supporto fondamentale, utile per diagnosi più precoci e per alleggerire il carico delle attività ripetitive. Ma non sostituirà mai il professionista. Il primo farmaco resta il medico», avverte. Il ruolo umano rimane decisivo soprattutto nei momenti di fragilità, quando la relazione di cura non può essere delegata a un algoritmo. «L’intelligenza artificiale funziona finché la consideriamo uno strumento – prosegue – Se diventa un fine, perdiamo il senso della cura». A fare la differenza sarà sempre l’interpretazione critica del medico.

DIGITALIZZARE Se l’IA appare un obiettivo ambizioso, anche la digitalizzazione di base della sanità italiana è in ritardo. Pillon porta esempi concreti. «Non è accettabile che dopo una televisita non si possa rilasciare il certificato telematico di malattia. La ricetta dematerializzata del sistema nazionale è emettibile solo dopo una visita in ambulatorio o a domicilio. Solo in alcune regioni esiste la ricetta bianca elettronica, mentre molti medici non possono emettere ricette online». Il sistema sanitario, aggiunge, è complesso ma non può sottrarsi all’obbligo di digitalizzare. Se non si adeguerà, le conseguenze saranno pesanti. Pillon avverte: «Le prime vittime della mancata trasformazione digitale saranno primi su tutti i pazienti più anziani».

Massimo Sala, Rossana Zorzato

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