La custodia della persona nel tempo dell’IA

“Magnifica Humanitas”. È il titolo della prima Lettera enciclica di papa Leone XIV, che reca la data del 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum Novarum di Leone XIII, e  verrà presentata lunedì 25 maggio alle 11.30, presso l’Aula del Sinodo, alla presenza del Santo Padre.

PRIMA ENCICLICA I relatori saranno il cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede; il cardinale Michael Czerny, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale; Anna Rowlands, docente di Teologia politica, inclusa la Dottrina sociale della Chiesa, ed etica teologica delle migrazioni umane presso il Dipartimento di teologia e religione della Durham University (Regno Unito); Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Usa) e responsabile della ricerca sull’interpretabilità dell’intelligenza artificiale; Leocadie Lushombo, docente di Teologia politica e Pensiero sociale cattolico presso la Jesuit School of Theology/Santa Clara University (California). La presentazione si concluderà con l’intervento del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, e con l’intervento e la benedizione di Papa Leone XIV. Sarà la prima volta che un Papa interverrà alla presentazione di una sua enciclica. Il documento è dedicato alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, e approfondisce alcuni aspetti già trattati nel messaggio per la 60esima giornata mondiale delle comunicazioni sociali, celebrata domenica 17 maggio.

COMUNICAZIONI SOCIALI Nel messaggio, imperniato sul tema “Custodire voci e volti umani”, il Pontefice parla di come i sistemi di intelligenza artificiale stiano acquisendo il controllo della comunicazione nella produzione di testi, musica e video, e sottolinea il rischio che gran parte dell’industria creativa umana sia smantellata e sostituita con l’etichetta “Powered by AI”, trasformando le persone in «consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternità, senza amore». Da qui nasce l’appello del Papa a custodire i nostri volti e le nostre voci nel cammino che abbiamo davanti, e ad attrezzarci per questo cammino attraverso un allenamento che è educativo prima che tecnologico. Fondamentale, per i media cattolici, accettare la sfida e dimostrare che un’altra comunicazione è possibile a livello locale, nazionale, globale, per leggere la storia alla luce del Vangelo. Leone XIV scrive che la sfida dell’intelligenza artificiale non è tecnologica, ma antropologica. Ma cosa cambia, per la comunicazione, se il punto di partenza non è lo strumento ma la persona?

Cambia il cuore stesso del comunicare — spiega Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei — Se il focus è lo strumento, si rischia di ridurre la comunicazione a efficienza algoritmica, omologazione o a quello che potremmo chiamare un ‘duologo’:

un monologo a due voci, privo di apertura autentica all’altro. Centrandola sulla persona, invece, essa diventa custodia di dignità, di voci e di volti umani, in un paradigma antropologico che preserva l’unicità di ciascuno».  Che cosa significa custodire l’umano nella comunicazione? «Significa — riponde Corrado — preservare l’essenza relazionale contro simulacri digitali che fingono voci e volti, svuotando l’intimità del dialogo. È accogliere la dignità altrui con prossimità, incontro e reciprocità, superando le diffidenze tecnologiche con un’empatia viva. Non si tratta soltanto di contenuti, ma di un’arte che lega mente e cuore: custodire voci e volti contro algoritmi discriminatori, ancorandosi a creatività, origine e originalità che definiscono l’identità. In concreto significa curare il tempo legando presente e futuro, rifiutare la delega al progresso, conciliare discernimento e libertà. La comunicazione diventa allora un laboratorio artigianale ed etico, in cui l’innovazione rafforza la solidarietà e l’inclusione senza scivolare verso l’omologazione».

IL GIORNALISMO Leone XIV richiama la necessità di verificare, discernere, non lasciarsi guidare solo dagli algoritmi. Che cosa resta insostituibile nel lavoro del giornalista? «L’unicità incarnata della persona — conclude Corrado — fatta di corpo, voce e sguardo che nessun modello predefinito può replicare. È inimitabile il modo in cui un essere umano sceglie di parlare, tacere, aspettare o accogliere l’altro. L’intimità del racconto, maturata attraverso un cammino di vita, rimane un territorio inaccessibile alla ripetizione algoritmica. Il giornalista deve saper integrare il ragionamento logico con l’empatia emotiva, percependo la realtà come un’esperienza viva e in continua evoluzione. È come un artigiano che si mette a disposizione dell’altro senza sostituirsi a lui. Restano fondamentali le domande e il discernimento, che permettono di orientarsi nella pluralità senza cedere a semplificazioni o a messaggi standardizzati». Come scrive papa Leone nel messaggio sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane; assicurarsi che le strategie aziendali non siano guidate dall’unico criterio della massimizzazione del profitto, ma dalla ricerca del bene comune; chiedere trasparenza e responsabilità sociale riguardo ai principi di progettazione alla base degli algoritmi.

Ra

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