La generazione Z e la paghetta: «Impariamo a risparmiare»

Si stima che la ricevano sei giovani su dieci tra i 10 e i 18 anni: la paghetta arriva più spesso una volta alla settimana, ma in media un quinto la “prende” una volta al mese. Il “giro d’affari” non è da poco, si tratta di circa 150 milioni di euro al mese, con una diffusione crescente dei pagamenti elettronici, tanto che in quasi un caso su cinque si usano metodi come la ricarica di una carta prepagata. Ma i genitori che oggi danno la paghetta ai figli, la ricevevano a loro volta quando erano adolescenti e che valore danno alla “paghetta”? E’ un lusso o un modo per imparare a gestire i propri risparmi?

PRO E CONTRO L’Araldo ha interpellato alcune famiglie, la maggior parte degli adulti ha dichiarato che non riceveva alcunché. «Non ho mai ricevuto una paghetta fissa – ricorda Anna Rizzi – ma penso che sia giusto darla così che i figli si abituino a rispettare le cifre di denaro che hanno a disposizione. Finché sono piccoli è bene mantenere un valore economico fisso, ma durante l’adolescenza si avranno esigenze sicuramente più costose». Anche in questo caso ci sono però pareri contrastanti. Paolo Savini infatti ritiene la paghetta un’azione sbagliata: «Molti ragazzi, soprattutto in età più giovane, non sanno gestire il denaro e lo utilizzerebbero in maniera errata». Come una grande maggioranza dei genitori, Savini non vede di buon grado un importo fisso quanto piuttosto una “mancia al bisogno”. In questo modo l’individuo sarà anche in grado di scegliere cosa acquistare con più parsimonia.

RICONOSCIMENTO E cosa ne pensano i diretti interessati? Matteo Crippa concorda con Rizzi: «Ricevere la paghetta nei primi anni dell’adolescenza può essere importante per i ragazzi, soprattutto per imparare a gestire fin da giovani i propri risparmi, prendendo consapevolezza e capendo da soli gli eventuali errori nell’uso. Riguardo la cifra della paghetta penso che dipenda dalle risorse della famiglia, ma direi che più che altro è un esperimento che i genitori attuano per mettere alla prova i propri figli e vedere come usano il denaro». Un po’ diversa la situazione di Matilda Gorini, che non la riceve.

A me non è mai stata data la paghetta – spiega – ma ho avuto degli amici che venivano pagati dai propri genitori per svolgere lavori domestici come le pulizie ad esempio. Credo però che, anche con pochi euro o centesimi, la paghetta sia gratificante, soprattutto se c’è un lavoro dietro il guadagno. Così si può anche far capire al ragazzo che se il lavoro è stato svolto bene si viene ricompensati.

EDUCARE Ma i soldi che i ragazzi ricevono dove vengono tenuti prima dell’utilizzo? Circa il 19% degli adolescenti usa Crypto Wallet ovvero dei portafogli di criptovaluta che mantengono le chiavi private, cioè le password, e che consentono di accedere al denaro con massimi di spesa personalizzabili. Certo il tema dell’educazione finanziaria è sensibile e infatti da diversi anni il Ministero e gli istituti scolastici prevedono dei progetti per promuoverla, anche usando le ore di Educazione civica. Grazie a questo si potrà promuovere la cultura finanziaria, e si formeranno delle persone capaci di partecipare pienamente e consapevolmente alla vita economica del Paese.

Giulia Drago

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