Le note che fanno bene al cervello

«Suonare uno strumento musicale è una forma di terapia del cuore, della mente e del corpo». Musica non solo quindi come passione e attività ricreativa, ma come un vero e proprio stimolo per il cervello e per la sfera emotiva. Un tema che negli ultimi anni sta attirando sempre più l’attenzione della comunità scientifica e che oggi trova nuove conferme in uno studio condotto in Giappone sugli effetti della pratica musicale nella terza età.

BENEFICI «La musica tocca le corde della memoria e richiama ricordi ai quali si collegano esperienze ed emozioni – spiega la psicologa e psicoterapeuta, Antonella Motta – Possono essere legati a un amore, a un’amicizia, a una persona cara o a un momento particolare della vita». Che si tratti di ascoltare una melodia o di eseguire un brano, il risultato è comunque significativo. «Quelle note portano con sé vibrazioni riconosciute dal sistema nervoso. Sostanze come dopamina e serotonina si attivano lasciandoci attraversare dalle emozioni che la musica suscita». Non solo emozioni e ricordi, ma un beneficio attivo per la mente.

Suonare uno strumento migliora la memoria e la concentrazione, favorisce il rilassamento e allena coordinazione e attenzione – continua la specialista – Un’attività che permette di entrare in contatto con il proprio mondo interno e capirsi un po’ di più.

STUDIO E le parole della professionista trovano oggi un importante riscontro proprio nella ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Imaging Neuroscience e coordinata da Kaoru Sekiyama dell’Università di Kyoto. Qui i ricercatori hanno seguito per quattro anni un gruppo di persone anziane che aveva iniziato a suonare uno strumento musicale in età avanzata, con un’età media di 73 anni. Obiettivo principale? Comprendere se la pratica musicale potesse produrre benefici duraturi sul cervello. E le conferme non hanno tardato ad arrivare. Dopo un periodo iniziale di apprendimento, della durata di soli quattro mesi, circa metà dei partecipanti ha mostrato i primi miglioramenti nelle prestazioni mnemoniche. E al termine del percorso, i ricercatori hanno sottoposto tutti i partecipanti a test cognitivi e a esami di risonanza magnetica, concentrandosi in particolare proprio sul putamen e sul cervelletto, due aree cerebrali che tendono a modificarsi con l’avanzare dell’età. Il putamen è coinvolto nei processi di apprendimento e nel controllo del movimento, mentre il cervelletto contribuisce alla coordinazione e a numerose funzioni cognitive. E i risultati hanno mostrato differenze evidenti. Le persone che avevano continuato a suonare conservavano migliori prestazioni nella memoria di lavoro verbale e presentavano una maggiore attività cerebrale in specifiche aree del cervelletto. Al contrario, chi aveva interrotto la pratica musicale mostrava un calo delle capacità mnemoniche e una riduzione del volume della materia grigia nel putamen destro.

Antonella Motta

OPPORTUNITÀ La musica potrebbe quindi offrire un’opportunità preziosa a chi non è nelle condizioni di svolgere attività fisica regolare a causa di limitazioni motorie o dolori cronici ed essere un fattore di protezione per la malattia di Alzheimer. Apprendimento che potrebbe contribuire a mantenere attive importanti funzioni cerebrali. «La musica e la sua produzione vengono già utilizzate come strumento terapeutico e di cura in molti disturbi, in particolare nella demenza e nell’Alzheimer – sottolinea Motta – In questi casi non è più possibile insegnare a suonare uno strumento, ma l’ascolto di una canzone può risvegliare ricordi felici, calmare momenti difficili, migliorare l’umore e facilitare la comunicazione». Anche alcune ricerche dell’Università di Helsinki confermano questa prospettiva, evidenziando come il canto e l’ascolto musicale possano favorire memoria, attenzione, orientamento e benessere emotivo nelle persone affette da decadimento cognitivo. «La musica è un canto di libertà e di espressione – conclude la psicologa – Le note donano unione e speranza: una risorsa immensa da tenere sempre con sé».

Rossana Zorzato, Isabella Giardini

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