Oltre 256mila prestazioni riservate all’Ats di Pavia per abbattere le liste d’attesa

È di 60.95 milioni di euro la cifra disponibile a seguito del piano operativo per l’abbattimento delle liste d’attesa. Questo l’annuncio da parte dell’assessore al Welfare, Guido Bertolaso che, lo scorso 16 luglio, ha annunciato l’approvazione da parte della Regione del piano per il contenimento dei tempi d’attesa.

IL PROVVEDIMENTO Con un totale di 3.764.800 erogazioni regionali, di cui 256.100 prestazioni (85.700 per le prime visite e 170.400 per la diagnostica) riservate alla sola Ats di Pavia, la Regione spera di abbattere drasticamente le liste d’attesa entro la fine di questo 2024. Più nello specifico, dei quasi 61 milioni di euro stanziati, Palazzo Lombardia conta di destinarne 40.95 agli erogatori pubblici, mentre i restanti 20 milioni agli erogatori privati e accreditati dei vari territori. Enti, questi ultimi, che devono manifestare il loro interesse per l’acquisto delle prestazioni aggiuntive e che, come per gli enti pubblici, devono essere erogate entro e non oltre il 31 dicembre 2024.

POSITIVITÀ «Sicuramente qualsiasi azione intrapresa per l’abbattimento delle liste d’attesa è un’azione non sprecata perché quello delle liste d’attesa è diventato un problema impattante per tanti cittadini, soprattutto sulle prestazioni essenziali – spiega il dottor Alessandro Rubino, vicesegretario Fimmg Pavia e capogruppo di Forza Italia a Vigevano – Penso però che debba essere fatto anche un ragionamento più ampio, vista che ora la strada è stata tracciata». Un piano che, secondo il medico di medicina generale, dovrebbe essere tracciato su tre punti. «Il primo punto cardine è sicuramente una forte governance di Regione Lombardia e delle Ats su quelle che sono le liste d’attesa – prosegue Rubino – nel senso che bisogna continuare a incentrarsi sulla sussidiarietà tra pubblico e privato. In secondo luogo,

è necessario allargare alle professioni e quindi dare la possibilità ai medici di famiglia di prendere in carico i pazienti cronici e di stillare un piano assistenziale individuale, con la possibilità di fare esami di primo livello all’interno del loro ambulatorio.

«Ultimo punto, una forte campagna di educazione sanitaria nei confronti del cittadino per l’appropriatezza e utilità degli esami».

DUBBI Ma se i presupposti sembrano più che positivi, finora il monitoraggio dei tempi d’attesa ha fallito. In primis, contando il fatto che per prenotare gli appuntamenti al numero di telefono del Cup regionale non è ancora possibile conoscere la disponibilità degli enti privati e accreditati. Secondo il report del Corriere della Sera “Sanità, liste d’attesa: dov’è la fregatura”, Regione Lombardia tenta dal 2016 di collegare tutti gli enti che offrono prestazioni a carico del Ssn, ma dopo ben otto anni, i privati accreditati non sono ancora collegati al Cup e, di conseguenza, le disponibilità degli appuntamenti sono parziali. Stessa cosa per quanto riguarda la chiusura delle prenotazioni. Secondo la legge 266 del 2005 (art.1 comma 282) è di fatto vietato sospendere o chiudere le attività di prenotazione, sebbene ancora oggi succeda che un paziente chiami e si senta dire che «le agende sono chiuse», invitandolo a telefonare più avanti. Un piano quindi tra tante aspettative, ma anche tante ombre.

Rossana Zorzato

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