Peste suina, ora gli indennizzi

Le aziende e gli allevamenti che hanno subito danni a seguito delle misure di contenimento della Peste suina africana avranno tempo fino al 10 marzo per chiedere gli indennizzi. E’ di oltre 19 milioni la somma messa a disposizione dal decreto firmato da Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida lo scorso 30 dicembre. Anche gli allevatori lombardi e pavesi che hanno dovuto seguire le misure sanitarie di prevenzione, che hanno previsto anche il blocco della movimentazione di animali e carni, potranno accedere agli appositi ristori. Potranno guardare al futuro con un po’ di cauta fiducia?

GLI AIUTI «La situazione attuale per le aziende suinicole rimane complicata – riconosce Alberto Lasagna, direttore di Confagricoltura Pavia – anche se sembra che gradualmente e lentamente si stia tornando alla normalità. Gli allevamenti nel pavese non hanno più registrato casi infetti: sono stati trovati cinghiali positivi alla Psa, ma non suini e questa è sicuramente una buona notizia per la nostra categoria». Un periodo delicato per il comparto agricolo lombardo, ragion per cui «occorrerà capire – prosegue Lasagna – cosa succederà nel corso dei prossimi mesi. Il ristorare i danni patiti dalle aziende è un elemento di fondamentale importanza e un atto dovuto. Fuori dubbio che dovrà esserci molta attenzione per la provincia di Pavia, una delle più colpite da questa situazione». Ritornare alla normalità è di fatto la speranza che accomuna coloro che lavorano nel settore suinicolo.

CAUTO OTTIMISMO «E’ importante che qualcosa si sia mosso – afferma Carlo Emilio Zucchella, presidente di Cia Pavia – anche se penso sia difficile che i ristori e gli indennizzi possano coprire interamente i danni subiti dagli allevamenti di suini nel corso di questi ultimi mesi. Oltre a un danno economico, occorre menzionare quello d’immagine. C’è stata una forte speculazione in merito a quello che è accaduto». Attingere agli aiuti da un lato, ma dall’altro «tornare a consumare le carni suine del pavese, che sono sicure e possono essere utilizzate anche nelle produzioni come quelle dei prosciutti crudi. Di fatto deve ripartire la filiera nobile dei nostri prosciutti crudi. Ho fiducia che nei prossimi mesi si possa tornare alla normalità, anche perché la situazione epidemiologica è abbondantemente sotto controllo. Gli allevatori devono poter tornare a svolgere il proprio lavoro senza doversi più preoccupare di questo virus».

NESSUN NUOVO CASO Un graduale ritorno alla normalità. Non sono più stati trovati nuovi focolai di suini allevati positivi alla Psa in provincia di Pavia, con l’ultimo registrato a Pieve del Cairo lo scorso 27 settembre, ragion per cui Ats fa sapere che continua «la ripresa delle movimentazioni degli animali sia per l’inoltro a macellazione, sia verso altri allevamenti prevalentemente nell’ambito della provincia di Pavia, ma anche verso altre strutture situati fuori provincia o fuori regione Lombardia, valutati comunque di volta in volta dalle autorità sanitarie».

Le movimentazioni e gli spostamenti dei suini rimangono ancora subordinati a rigorosi controlli sanitari da parte del Servizio Sanitario di Ats Pavia, che provvede tempestivamente a controllare e prendere sotto esame tutte le richieste di movimentazioni effettuate dalle aziende e dagli allevamenti suinicoli, garantendo al contempo il rispetto di tutte le misure e le certificazioni previste. Le misure di restrizione e l’attività portata avanti da Ats Pavia hanno dato i propri risultati. L’ultimo caso di positività alla Psa è stato accertato in un cinghiale rinvenuto morto a Zerbolò lo scorso 28 dicembre 2023. «L’attività di sorveglianza sanitaria straordinaria messa in atto dal 4 ottobre comprende il campionamento con prelievo e test diagnostico sistematico di tutti i suini deceduti negli allevamenti». Situazione quindi che si può «considerare sotto controllo».

Edoardo Varese

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