Scuola: vacanze record, famiglie in affanno

Dalla prima settimana di giugno i bambini, le bambine e gli adolescenti italiani (esclusi chi ha la Maturità) sono in vacanza. Con la chiusura degli ultimi istituti ancora aperti, prende il via una lunga pausa estiva che, a seconda delle regioni, si protrarrà fino ai primi giorni o addirittura alla metà di settembre.

VERA LIBERTÀ? Ma se per gli studenti l’estate è sinonimo di libertà e tempo libero, per milioni di famiglie rappresenta una sfida organizzativa ed economica. Con 12-14 settimane di stop, infatti, l’Italia continua a essere uno dei Paesi europei con le vacanze scolastiche più lunghe. Un intervallo che ogni anno mette alla prova la conciliazione tra lavoro e cura dei figli e che, secondo una letteratura scientifica ormai consolidata, amplia disuguaglianze sociali ed educative.

CALENDARIO DA RIFARE È proprio da questa consapevolezza che nasce “Ristudiamo il calendario”, la campagna lanciata da WeWorld insieme a Mammadimerda, che nel 2025 ha raccolto oltre 75mila firme consegnate in Senato. L’obiettivo è aprire una riflessione sull’organizzazione del tempo scolastico, che rispecchia ancora l’immagine di un’Italia rurale in cui in estate servivano braccia nei campi per il raccolto, e garantire una continuità educativa anche durante i mesi estivi. Tra le proposte ci sono l’apertura delle scuole a giugno e luglio con attività extrascolastiche e l’introduzione obbligatoria del tempo pieno fino ai 14 anni. A confermare quanto il tema sia sentito sono anche i dati raccolti da un sondaggio realizzato nel 2025 da WeWorld e Mammadimerda. Una famiglia su due segnala difficoltà nel ritorno alla routine scolastica dopo la lunga pausa estiva, mentre un genitore su venti dichiara di aver rinunciato a opportunità professionali o di aver lasciato il lavoro per riuscire a gestire il periodo estivo.

QUESTIONE ECONOMICA Senza contare che tra centri estivi, attività sportive e altre forme di supporto, la spesa media per coprire soltanto una parte delle settimane senza scuola raggiunge circa 530 euro per ogni figlio: costo non indifferente, soprattutto per famiglie numerose o con redditi bassi.

LA PROTESTA «La fine della scuola non può coincidere con la fine delle opportunità educative», sottolinea Greta Nicolini di WeWorld. «Ogni estate rischia di ampliare le disuguaglianze esistenti: chi ha maggiori risorse continua ad accedere a esperienze formative, culturali e relazionali, mentre chi ne ha meno vede restringersi le proprie opportunità». Secondo Nicolini, è necessario che le istituzioni sostengano le famiglie, anche per favorire la natalità e l’occupazione femminile, evitando che siano le madri a farsi carico della gestione dei figli durante i mesi estivi. Una posizione condivisa anche da Francesca Fiore, fondatrice di Mammadimerda.

Ogni anno affrontiamo il tema come se fosse un problema privato delle famiglie, ma non lo è. È una questione che riguarda il lavoro, l’educazione, la natalità e il futuro del Paese,

osserva. «Non chiediamo più giorni di scuola, ma una diversa distribuzione del tempo scolastico durante l’anno e attività quando la didattica si interrompe». Posizioni che si scontrano anche con edifici scolastici che non sono a misura di “estate”: anche nelle scuole del territorio già a inizio giugno si raggiungono punte di 30 gradi all’interno. Il rischio è che il prezzo della lunga chiusura sia pagato dai più fragili. Chi può permetterselo continua ad avere accesso a viaggi, corsi e occasioni di crescita; chi non può rimane indietro.

Massimo Sala

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